Zapatero è un piddino... ma non per i vescovi
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Scritto da Gabriele alle 21:13 3 commenti
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Giovedì 27 dicembre. La sveglia suonerà solo alle 7,30, ma è una notte un po’ agitata, io e Staou ci risvegliamo a più riprese. Usciamo di casa un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, prendiamo la metropolitana per arrivare a Porte Maillot, dove facciamo appena in tempo a fare il biglietto e salire sulla navetta per l’aeroporto di Beauvais. Durante tutto il tragitto (un’ora e mezza circa) non faccio che pensare alla poposta di M., giunta inaspettatamente qualche giorno fa. È al tempo stesso il migliore e il peggiore momento per prendere una decisione di tale importanza. Tuttavia mi sento stranamente ottimista e comincio già a fantasticare sul progetto e sui contenuti che vorrei avesse. Ancora sulla corriera, penso che i primi giorni di gennaio saranno importanti, che dovrò risentire M. e prendere con lui una decisione definitiva. Intanto Staou ascolta musica con il lettore mp3. È contento e mi sorride spesso.
In aereo tento di concentrarmi sulla traduzione, nonostante le turbolenze che di tanto in tanto si fanno sentire. Ma l’atterraggio all’aeroporto di Girona arriva presto e già scendendo la scaletta e guardandomi intorno, mi sembra di essermi lasciato alle spalle il grigio e il freddo degli ultimi giorni a Parigi. Abbracciamo J. che è venuto a prenderci. Mentre andiamo in macchina a B., il paese dove vive insieme al suo compagno T., osservo il paesaggio e mi riempio gli occhi dei colori dell’inverno. Penso che sole e tanta natura siano esattamente ciò di cui ora ho bisogno, e questo viaggio comincia sotto i migliori auspici. Il pranzo a B. è una delizia e tra i piatti spicca l’oca alle mandorle e alle rape (in castigliano rapa si dice nabo, che è anche il nome non propriamente scientifico che si dà all’organo sessuale maschile. Dopo la breve spiegazione, battute e risate). Ancor più piacevole, però, è l’affetto di cui questi amici carissimi sanno circondarci. Ogni volta, venire qui per noi significa ricaricarsi psicologicamente e distendersi al tempo stesso, lontano dalle frenesie parigine. Ci vogliono un gran bene e lo fanno sentire a ogni gesto. “Sono molto contento che siate qui”, dice a un certo punto T. Un sentimento ricambiato.
Il pomeriggio lo passiamo a fare un po’ di spesa: mangime per le loro galline e dolci per la famiglia di Staou, che vedremo domani. Andiamo anche a F., a cercare delle improbabili lenzuola di seta “alla Falcon Crest”, che alcuni loro amici gradirebbero ricevere come regalo. Mi diverte molto vedere le reazioni dei negozianti alla strampalata richiesta. Uno di loro afferma che “sono passate di moda”... In effetti: da quanto tempo non va più in onda Falcon Crest?
In macchina racconto in breve i miei ultimi mesi e troviamo anche il tempo di accennare alla situazione politica spagnola. Le elezioni si avvicinano e la vittoria di Zapatero è tutt’altro che scontata. Per come la vedono loro, la strategia della destra spagnola, in quest’ultimo periodo, è quella di un’opposizione relativamente tranquilla, dopo anni di critiche feroci e martellanti al governo socialista. Due sembrano essere i temi che possono influenzare maggiormente l’esito delle prossime elezioni: la politica istituzionale nei confronti dell’ETA, dopo il fallimento delle trattative, e l’atteggiamento del governo verso le regioni autonome, dopo che al recente referendum sul nuovo statuto catalano hanno partecipato pochissimi elettori. Secondo la loro previsione allo stato attuale delle cose, i socialisti perderanno voti ma saranno ugualmente chiamati a un governo di coalizione, vista l’indisponibilità degli altri partiti ad allearsi con il PP che fu di Aznar ed ora è nelle mani di Mariano Rajoy.
La sera, intorno a una tisana, commentiamo distrattamente alcuni srvizi della rivista gay e lesbica Zero e discutiamo ancora una volta della monarchia spagnola. Felipe regnerà, ma secondo T. sarà lui l’ultimo re di Spagna, visto il crescente sentimento antimonarchico di una parte della popolazione. J. invece pensa che gli avversari della monarchia non siano cresciuti di numero: se prima erano repubblicani, ora sono semplicemente antimonarchici, ma il risultato non cambia; l’immagine del re, secondo lui, non si è realmente appannata, anche se è vero che certe esibizioni di sfarzo che la corte non disdegna, vengono digerite con sempre maggiore difficoltà.
Il menù della cena prevede invece un dialogo molto sincero e sentito sulla sessualità, la loro e la nostra. Ho la sensazione netta che la nostra amicizia si stia approfondendo e arricchendo e che la fiducia reciproca sia grande. Sto bene. Me ne vado a dormire sereno. (Continua)
Via di qua (diario della fine): 2, 3.
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Scritto da Gabriele alle 11:34 0 commenti
Categorie: Spagna
Quando, in un post di qualche giorno fa, riprendevo l’affermazione del ministro Amato e la trasformavo in una domanda (I DiCo meglio dei PaCS?), intendevo appunto confrontare le due leggi e capire quali potessero essere le affinità e quali le differenze tra la norma italiana e quella francese. Al termine del confronto, concludevo così: “Come si vede, i DiCo sembrano offrire ai conviventi alcuni diritti in più e alcuni diritti in meno rispetto a quelli concessi ai partner che hanno sottoscritto un PaCS in Francia. La risposta alla domanda iniziale, dunque, è meno agevole di quanto sembri a prima vista”.Scritto da Gabriele alle 16:35 2 commenti
Scritto da Gabriele alle 14:42 1 commenti
Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso.