09 marzo 2008

Francia, Spagna e gli "orgasmi democratici"

Due avvenimenti di primaria importanza oggi in Europa: le elezioni amministrative in Francia e le politiche in Spagna.

I francesi (e i cittadini dell’unione europea residenti in Francia) sono chiamati oggi a rinnovare, in un primo turno elettorale, tutti i consigli comunali e, di conseguenza, i sindaci. I vari sondaggi pubblicati nelle ultime settimane danno unanimemente un Sarkozy in caduta libera: a neanche un anno dalle ultime presidenziali, gli elettori sembrano essere fortemente delusi dalla sua politica. È certamente per questo che, durante le ultime fasi della campagna per le amministrative, il Presidente della Repubblica ha pensato bene di tenersi molto in disparte, dopo un lungo periodo di sovraesposizione mediatica che non gli ha certo giovato. Le sfide più importanti, com’è ovvio, sono quelle delle grandi città, dove il partito di destra uscito vincente dalle politiche dello scorso anno, l’UMP di Sarkozy, rischia moltissimo: Tolosa, Strasburgo, Bordeaux e Orléans sono solo quattro esempi di città che potrebbero, questa sera, scoprire di preferire il rosa (se non il rosso) del Partito Socialista al blu presidenziale.

A Parigi il sindaco uscente, Bertrand Delanoë, socialista e gay, dopo 7 anni di un mandato che ha visto molte luci ma anche qualche ombra (una su tutte: la controversa intitolazione della piazza antistante la chiesa di Nôtre-Dame a Giovanni Paolo II, in pompa magna e con le autorità ecclesiastiche), cerca la riconferma e sfida Françoise de Panafieu, candidata dell’UMP e attuale capo dell’opposizione in consiglio comunale. La politica del Comune di Parigi nei confronti del movimento glbt, che l’UMP giudica eccessivamente favorevole e compiacente, è stato uno dei cavalli di battaglia favoriti (e anche piuttosto logori) della destra parigina. Françoise de Panafieu era partita all’attacco fin dal giugno del 2003, dichiarando al periodico VSD: “Non è dignitoso, quando si rappresenta una città come Parigi, sfilare al gay pride, non più di quanto lo sarebbe un sindaco che si mette alla testa di una sfilata di carnevale”. 

In un’intervista pubblicata due giorni fa dalla rivista glbt E-Illico, davanti a un giornalista che le domanda perché Bertrand Delanoë è stato più volte attaccato dalla destra sulle sovvenzioni comunali alle associazioni glbt, la candidata UMP si mostra stupita: “Lei trova davvero che sia stato attaccato? Io penso che siano soprattutto i suoi amici che provano a darlo a intendere”. Una semplice ricerca basta, però, a smentirla. Nel suo libro “Mon Paris gagnant” (“La mia Parigi vincente”), uscito all’inizio del 2006, Françoise de Panafieu non esitava ad affermare che “le associazioni che lottano contro la discriminazione degli omosessuali sono particolarmente coccolate” e che il Comune di Parigi avrebbe finanziato “più di un centinaio di associazioni che lottano contro la discriminazione verso gli omosessuali”. Falso: nel 2004 solo 17 associazioni che avevano tra i propri scopi la lotta all’omofobia hanno ricevuto sovvenzioni, per un totale di 247 mila euro, cioè lo 0,14% del budget totale dedicato dal Comune all’associazionismo. Le rispose a tono il vice-sindaco, Anne Hidalgo: “Ogni sovvenzione è votata dal Consiglio comunale, cosa che Françoise de Panafieu potrebbe sapere se lo frequentasse più assiduamente”. Anche il Centro gay, lesbico, bi e trans reagì, chiedendosi se “la menzogna, la confusione e l’omofobia siano indispensabili alla signora de Panafieu per concorrere al posto di sindaco”. La risposta è nei fatti. 

Appena due mesi dopo, marzo 2006, usciva un pamphlet della giornalista Sophie Coignard, fortemente critico verso Delanoë: “Le marchand de sable” (“Il venditore di sabbia”). In esso si affermava, una volta di più, che il Comune di Parigi “distribuisce denaro a pioggia a qualsiasi tipo di struttura, purché appartenga al movimento gay”. Per fortuna molti ricordavano ancora che ai bei tempi del sindaco chiracchiano Tibéri il Comune non correva certo il rischio d’incappare in queste critiche, poiché rifiutava sistematicamente ogni sovvenzione alle associazioni glbt o ai gruppi che lottano contro l’aids. 

Non basta. All’inizio del febbraio scorso, durante un incontro organizzato da Jean-Marie Cavada, candidato dell’UMP nel 12° arrondissement, l’oratore, il giornalista Yvan Stefanovitch, dichiara: “Ho scoperto che le associazioni che ricevono più sovvenzioni, curiosamente, sono le associazioni connotate come ebree, che sono in testa. [...] C’è un’esplosione di finanziamenti per gli omosessuali, che hanno raggiunto la cifra di 600 mila euro. È enorme”. Il dato, ancora una volta, è falso: nel 2007 le domande di finanziamento approvate sono state una quindicina per un totale di 250 mila euro, cioè lo 0,15% del budget totale. Nessuno scostamento dalla media, dunque. Le menzogne dell’oratore, al cospetto delle quali il candidato Cavada non mostra alcun segno di dissenso, avrebbero forse un’eco minore se un altro giornalista, Jérémy Sahel, non fosse presente in sala, armato di una semplice videocamera con la quale filma tutto. Il giorno dopo posta il pezzo incriminato su Dailymotion, in modo che gli elettori possano farsi un’idea chiara e diretta degli argomenti utilizzati dalla destra. “Non ho sentito quelle frasi”, dichiarerà poi l’ineffabile Cavada, come a dire: non c’ero, e se c’ero dormivo. “Da sette anni c’è una caccia all’uomo contro di me,” - sbotta finalmente Delanoë - “mi attaccano per ciò che sono. Destra o sinistra, non importa: la dignità e il rispetto non sono facoltativi in democrazia”. Segue precipitosa marcia indietro di Cavada: “Sono in totale disaccordo con le affermazioni di Yves Stefanovitch. Mi hanno fatto un falso processo”. 

La malcelata omofobia della destra non si è espressa, tuttavia, solo a Parigi. Un esempio su tutti: Turcoing, una città di quasi centomila abitanti che si trova nell’estremo nord della Francia. Lassù l’UMP ha candidato un suo deputato, Christian Vanneste, già condannato in primo grado e in appello per le sue affermazioni omofobe: “L’omosessualità è una minaccia per la sopravvivenza dell’umanità ed è inferiore all’eterosessualità”. “La fedeltà che ha sempre dimostrato verso il suo partito e l’amicizia che abbiamo sempre nutrito” - ha dichiarato il vice-segretario dell’UMP, Dominique Paillé - “ci hanno condotto ad osservare le sue qualità con quell’obiettività che ha fatto sì che non ci sbagliassimo scegliendolo”. Il 12 gennaio scorso, esponendo dei cartelli su cui era scritto “Vanneste omofobo”, alcuni militanti di Act-Up hanno interrotto un discorso di Sarkozy, il quale non ha trovato di meglio che rispondere: “Non vi preoccupate. Sono anni che protestano e non è servito a niente. Vi rendete conto? Ne hanno trovati solo due in un paese di 64 milioni di abitanti. Non gli resta altro”.

Stasera sarebbe bello poter constatare che, nonostante un’opposizione ancora annaspante dopo la sconfitta del maggio scorso e un Partito Socialista troppo distante dalla sua base naturale, questa destra indecente non è passata, anzi, che è stata sonoramente sconfitta in quello che è stato già battezzato “il terzo turno delle presidenziali”. Un primo responso si avrà dopo le 20, quando si saranno chiuse anche le urne delle città maggiori (nei centri più piccoli, infatti, lo scrutinio comincia alle 18 o alle 19).

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“Quanta felicità ci ha portato Zapatero in questa legislatura! Abbiamo continuato ad avere un orgasmo dietro l’altro! Non ne ho mai avuti così tanti. Innanzitutto quelli che mi procura mio marito, e poi quelli che mi dà Zapatero: orgasmi democratici, dopo aver ottenuto leggi che riconoscono la dignità di tante donne e di tanti uomini in questo paese. Mentre gli altri condannano l’allegria, la felicità, e ci ammorbano la vita”. Ad incendiare il clima di un comizio del PSOE in Cantabria, ci ha pensato recentemente, con queste esclamazioni, Pedro Zerolo, che è stato uno dei protagonisti della riforma del codice civile che ha permesso alla Spagna, all’inizio dell’ultima legislatura, di rendere accessibile a chiunque, nel pieno rispetto del proprio orientamento sessuale e della propria vita affettiva, il diritto al matrimonio e all’adozione.

Oggi in Spagna è il grande giorno delle elezioni politiche. I sondaggi, per quel che valgono, assegnerebbero la vittoria al PSOE di Zapatero, anche se permane il dubbio sulle dimensioni del vantaggio che otterrebbe rispetto al Partido Popular di Mariano Rajoy. I socialisti saranno costretti a governare in una coalizione con Izquierda Unida (comunisti e verdi) e i partiti cosiddetti nazionalisti? In ogni caso, anche se ovviamente il PSOE ha chiesto agli elettori una maggioranza ampia che gli assegni una perfetta autonomia, c’è da dire che le decisioni più rilevanti della legislatura che si è appena conclusa, sono state approvate col concorso di Izquierda Unida: l’immediato ritiro delle truppe spagnole dall’Iraq, l’estensione del diritto al matrimonio e all’adozione alle coppie formate da persone dello stesso sesso, la legge per una effettiva uguaglianza fra uomini e donne (che, fra l’altro, ha portato a un aumento del 75% delle candidate rispetto alle ultime politiche), il notevole alleggerimento delle procedure per potersi divorziare, l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole, con particolare riguardo all’apertura verso le differenze, la legge sulla memoria storica, che riconosce finalmente in forma chiara e inequivocabile le vittime della dittatura franchista.

Peccato che Izquierda Unida, con un programma più avanzato di quello socialista, non sia riuscita ad emergere più di tanto in questa campagna, schiacciata com’è da un sistema politico e mediatico che privilegia le due formazioni maggiori, il PSOE e il PP. La formazione di sinistra, terza forza a livello nazionale, aveva chiesto che non si celebrassero solo i due faccia a faccia tra Zapatero e Rajoy, ma che si desse la possibilità anche a Izquierda Unida di esporre il proprio programma in un dibattito plurale che coinvolgesse anche il proprio candidato, Gaspar Llamazares. Com’era prevedibile, la richiesta è stata respinta.

È stata una campagna elettorale molto combattuta e, secondo due amici da me consultati, mai la società spagnola è stata così divisa dai tempi della Guerra Civile. Il PP ha provato ad esercitare durante tutta la legislatura un’opposizione durissima, molto spesso solo strumentale, e ha spesso trovato al suo fianco la Chiesa spagnola che, proprio qualche giorno fa, ha eletto a capo della Conferenza episcopale l’ultraconservatore arcivescovo di Madrid, Rouco Varela. 

Mentre i due principali contendenti hanno evitato di fare troppi accenni al “matrimonio gay”, nel timore reciproco che potesse portare acqua al mulino avversario, durante la campagna elettorale il PP non ha smesso di agitare spettri che fino a quel momento rappresentavano i grandi tabù della politica spagnola: innanzitutto il tentativo, per la verità maldestro, di armare l’una contro l’altra le comunità autonome, per gridare poi all’attentato contro l’integrità della nazione, attentato del quale sono stati incolpati i socialisti; poi l’ETA. Il PP non ha mai perdonato a Zapatero di essere stato a un passo dal risolvere l’annosa questione del terrorismo indipendentista basco, avviando con esso un tentativo di dialogo e di patto che prevedeva l’abbandono della lotta armata. Il PP si è molto adoperato per far fallire quell’esperienza, che infatti si è rivelata infruttuosa, ergendosi poi a difensore delle vittime del terrorismo e della linea dura contro l’ETA... salvo dimenticarsi che tutti i governi, quello di Aznar compreso, hanno trattato con i terroristi. 

Proprio due giorni fa, provocando la brusca interruzione e la chiusura anticipata della campagna elettorale, l’ETA ha ucciso Isaías Carrasco, ex consigliere comunale socialista di Mondragón, nel Paese Basco. Pur avendo sottoscritto un documento di condanna firmato da tutti i partiti e dalle maggiori organizzazioni sociali del Paese, il PP ha tenuto immediatamente a far sapere di aver chiesto agli altri partiti, senza successo, di poter inserire nello stesso documento il rifiuto del dialogo con l’ETA. Una cinica rottura dell’unità democratica, la cui portata elettorale non è per il momento quantificabile ma che non è affatto piaciuta alle altre forze politiche e, ciò che più conta, alla figlia della vittima, Carmen Carrasco: “Mio padre è stato ucciso perché difendeva la libertà, la democrazia e l’ideale socialista” - ha dichiarato ieri, a viso duro, davanti alle telecamere - “Quelli che lo hanno ucciso sono dei codardi, senza palle. Ma voglio chiedere soprattutto una cosa: che l’omicidio di mio padre non sia manipolato da nessuno. Non lo tollererò io e non lo tollererà neanche la mia famiglia. Io, mia madre e tutti quanti andremo a votare e questo è quello che chiedo: che tutti votino. Quelli che vogliono mostrare solidarietà a mio padre e a noi, vadano a votare in massa domenica, per dire agli assassini che noi non faremo neanche un solo passo indietro. Posso solo dire che sono stati dei figli di puttana”.

I risultati a partire dalla chiusura dei seggi, questa sera alle 20.

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1 commento:

Skeight ha detto...

Intitolare una piazza a Giovanni Paolo II non mi piace molto come idea, ma se è questa una delle ombre peggiori dei suoi sette anni, allora Delanoe deve essere stato proprio un ottimo sindaco ;)