Catania Pride 2008 - 5 luglio
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03 gennaio 2007

La Statale, I suppose

Questi giorni sono per loro. La città è tirata a lucido, la Torre Eiffel sembra scintillare ancor più di prima, la macchina per spillare soldi gira a pieno regime. Sono arrivati, ormai da giorni, i turisti del periodo natalizio! E, fra questi, orde di italiani.
Non è difficile distinguerli: signore trapuntate, pseudogiovani invictati, occhiali griffati e, soprattutto, tanto fiato in gola. Quando si trovano nel metrò si muovono a branchi, a passo di lumaca, occupando in larghezza l’intero corridoio, con nugoli di bambini svolazzanti ai lati. Non rispondono alle richieste di “Pardon, pardon” dei passanti – i quali, a differenza loro, in questi giorni lavorano – e, una volta saliti in vettura, proprio non riescono a raggrupparsi e a mettere a freno l’ipermotilità dei loro pargoli. Soprattutto non mettono a freno lingua e decibel.
Generalizzazione, si dirà. È indubbiamente vero, ma vorrei riportare un brano di conversazione udito ieri, verso le 23,30, sul metrò che mi stava riportando a casa, di ritorno dalla Catalogna. È un raro esempio di eleganza e di umiltà italica che spero possa giustificare, almeno in parte, lo sfogo.

(Tutti con accento del nord. Intorno ai 25-30 anni d’età).
Lei: Dove dobbiamo scendere? A Frènclin?
Lui: Sì, non è proprio così che si dice...
Lei: Eh, e come si dice?
Lui: Frènclin Delàno Rùsvelt.
Lei: Eh, Frènclin, no? È come quella che oggi fa: “Leonardo Davinsì”. Davinsì un par di palle! Davinsì... (Sorridendo all’Altra) Oh, io è due settimane che sono in questa città e mi sono già rotta i coglioni di questa lingua di merda!
L’Altra: Sì, anch’io.
Lei: Come stamattina, quella dell’albergo... oh, sempre lei becco! Sa che non parlo francese, eppure continua a parlarmi. Miiiii! Che cazzo mi parli se non so parlare? Cosa lo fai, apposta? Infatti io guardavo lui che mi spiegava...

Visto il livello, non mi stupirebbe se le paroline magiche che la nostra connazionale ancora non riesce a comprendere fossero: “té, ca-fé, scio-co-là?”. Tutta la nostra solidarietà a “quella dell’albergo”.

14 dicembre 2006

Avanti, c'è posto!

Sono giornate di lavoro intenso, senza contare gli altri impegni. Mi affanno a finire una cosa e non ho nemmeno il tempo di osservare l’opera appena conclusa che già sono in un’altra faccenda affaccendato. Così le giornate scorrono quasi senza che io abbia il tempo per accorgermene.
Per fortuna esistono i conducenti della metropolitana. Sono gli unici a risollevarmi il morale al termine di giornate così dense. Passo una discreta quantità di tempo sui mezzi pubblici, in particolare nel metrò, e avevo già notato, ormai da qualche mese, che gli annunci si fanno sempre più colloquiali e lontani dalla freddezza amministrativa che li caratterizzava precedentemente. Così, per esempio, la banale comunicazione della chiusura della stazione successiva a quella nella quale si trova il convoglio sul quale state viaggiando, diventa qualcosa come : “Buonasera! Tengo a comunicarvi che la stazione Tale è chiusa per lavori e che quindi la prossima fermata sarà Talaltra. Mi scuso con voi per il disagio e vi auguro una buona serata”.
Ma ieri sera, in un’ora di punta e a bordo di un convoglio particolarmente affollato, il conducente della linea 1 ha superato se stesso.

- Buonasera! Ho notato che al binario c’è un cieco con il suo cane che sta aspettando di poter entrare. Vi prego di aiutarli a salire, lui e il suo cane, facendogli posto. Prego anche le persone che sono sedute sugli strapuntini di alzarsi e cedergli il posto.
Pausa.
- Inoltre, una quarta persona può venire qui con me in cabina!
Generali risate. Pausa.
- Non era una battuta...

Foto: Staou.