31 dicembre 2007

Via di qua (diario della fine) - 2

Venerdì 28 dicembre. Dolcissimo risveglio in una delle camere destinate agli ospiti della casa di J. Un vecchio letto la cui rete ci ha fatto precipitare inesorabilmente verso il centro (non quello politico, evidentemente), pochi ed essenziali mobili, i genitori di J. che ci osservano clementi da una foto in bianco e nero scattata il giorno del loro matrimonio, la luce che filtra dalle imposte: il nuovo giorno si è presentato così. Restiamo a letto a raccontarci cose, poi scendiamo e dopo un’abbondante colazione andiamo a B., a fare una passeggiata lungo il lago. La giornata è soleggiata e la temperatura relativamente alta, ma Staou si sente poco bene, perciò intorno all’una facciamo rotta verso la farmacia e poi in pescheria a comprare qualcosa che servirà per il pranzo. Mangeremo verso le tre, una volta tornati a casa di J. Il resto del pomeriggio trascorre nell’ozio assoluto per me e Staou e nei preparativi per T. e J. Verso le sei arriva una loro cara amica, A.: trovo che abbia la pelle molto liscia e che sembri più giovane dell’ultima volta che l’ho vista, e rischio quasi di dirglielo. Molto gentile, porta tutti e quattro all’aeroporto di Girona. Dopo i controlli saliamo sull’aereo e un’ora dopo siamo in Sardegna. Prendiamo una macchina in affitto e ci rechiamo a B. Quando arriviamo, troviamo i genitori di Staou ad accoglierci insieme alla sorella. Sono caldi abbracci, una rapida visita alla casa e poi una cena a notte ormai inoltrata, a base di malloreddus, carne di cinghiale e di capretto. Il fuoco arde nel caminetto.

Sabato 29 dicembre. La mattina ci inerpichiamo insieme a T. e J. su su lungo le vie che risalgono il colle sul quale è stato costruito il centro storico di B. I nostri due amici gradiscono la visita. Pranzo a casa, a base di pesce. Il pomeriggio usciamo solo io, T. e J, Staou resta a casa a discutere con gli operai per il proseguimento dei lavori nella casa. Un concerto nella cattedrale e poi a cena.

Domenica 30 dicembre. La giornata comincia presto, con una visita al sito archeologico di Cornus. Passeggiamo tra le rovine dell’insediamento punico-romano lasciate in uno stato di pressoché totale e scandaloso abbandono. Nei pressi dell’area troviamo un edificio molto recente, rigorosamente chiuso, di cui forse indoviniamo la destinazione: biglietteria e sorveglianza per il sito. Una scritta tracciata con il gesso su una parete parla di spreco e di vergogna.
Proseguiamo lungo la strada per Oristano e in breve tempo arriviamo a Is Arutas. Là accarezziamo con le mani e con lo sguardo la famosa sabbia bianchissima, i cui grani di quarzo, molto levigati, hanno le dimensioni dei chicchi di riso. Il sole fa i capricci, eppure il fondale marino vicino alla spiaggia manda rilessi azzurri splendidi.
Dopo qualche tempo siamo a San Salvatore, incredibile villaggio fatto di piccolissime case a un solo piano, disposte intorno a un perimetro quadrangolare al cui centro si trova una chiesetta che sorge sul luogo nel quale, fin dall’antichità, si veneravano le divinità delle acque. Il villaggio è deserto, pare che si riempia solo per nove giorni all’anno, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, in occasione della procesione religiosa da e verso Cabras. È a San Salvatore che sono stati girati alcuni spaghetti western.
Dopo aver mangiato a Cabras, visitiamo Tharros, città fondata dai fenici e poi abitata dai cartaginesi, infine conquistata dai romani. Gli scavi hanno permesso di riportare alla luce, fino a questo momento, circa un terzo della superficie della città che, al suo massimo splendore, contava diecimila abitanti. La visita è davvero interessante, anche grazie alle spiegazioni di una guida molto abile, ma resa un po’ dura da un maestrale implacabile. Abbiamo chiuso la giornata con una visita al museo civico di Cabras che, tra le altre cose, di Tharros conserva gli elementi del tofet (la necropoli dove erano sepolti i bambini - sono stati rinvenuti circa cinquemila resti, di cui l’80% appartengono a neonati da 0 a 6 mesi).
Durante la cena ascoltiamo molto distrattamente il telegiornale; quando appaiono le immagini di un Family Day che a Madrid avrebbe raccolto oggi un milione e mezzo di persone, i nostri amici spagnoli hanno un moto di sgomento; sullo schermo si vede ondeggiare una Madonna portata in processione ed è quasi il panico. Discutiamo su come il Partido Popular di Rajoy e la Chiesa cattolica propizino questo tipo di manifestazioni nella speranza di provocare divisioni nella società spagnola che, in massima parte, ha accolto benevolmente la politica di Zapatero riguardante i matrimoni fra persone dello stesso sesso. Le elezioni in Spagna sono davvero vicine. (Continua)

Via di qua (diario della fine): 1, 3.

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3 commenti:

Batsceba ha detto...

interessante leggerti, come sempre
peace and love e auguri

SacherFire ha detto...

Auguri, per l'anno nuovo e anche per quella che per ora è stata una bella vacanza :-)

Gabriele ha detto...

@ Batsceba. Grazie e auguroni anche a te!

@ Sacherfire. Ricambio gli auguri. La vacanza purtroppo è finita, ma ce ne saranno altre. Adesso si ricomincia. Anf!