03 gennaio 2008

Via di qua (diario della fine) - 3

Lunedì 31 dicembre. Un bel sole ci invita a uscire da B. e a fare una passeggiata lungo la costa rocciosa, a guardare dall’alto le calette, le insenature bagnate da un mare meno azzurro del previsto, almeno in alcuni punti. Nelle rocce si aprono numerose piccole grotte, alcune delle quali hanno ospitato delle tombe prenuragiche. T. e J. sono molto contenti e scattano moltissime foto. Da lontano scorgiamo tre uomini che si stanno preparando per un’immersione subacquea. Con la coda dell’occhio li osserviamo mentre si svestono per indossare la muta; non tolgono lo slip, con grande delusione nostra. Nei campi scoscesi circostanti, alcune capre brucano l’erba e fanno suonare i loro campanacci.
Nel pomeriggio decidiamo di restare a B., di fare qualche foto nel paese e di visitare un piccolo museo. Quando rientriamo salutiamo il fratello di Staou, che nel frattempo ci ha raggiunti. Il cenone viene subito dopo e, tra tutte le specialità cucinate dagli infaticabili genitori di Staou, la cosa più buona è l’immancabile maialetto arrostito. In una grande confusione, quasi soffocati dal fumo di qualche mortaretto sparato sulla finestra di casa, ci scambiamo gli auguri. L’anno vecchio se n’è andato, mi chiedo cosa mi sono lasciato alle spalle e cosa mi aspetta. Staou non dice niente ma mi sembra che il suo sguardo suggerisca che in ogni caso lui ci sarà. È contento perché è la prima volta da parecchi anni che passa il Capodanno con la sua famiglia al completo, con me e con una coppia di amici cui vogliamo davvero molto bene. E pensare che tutto questo, undici anni fa, sarebbe stato semplicemente impossibile.

Via di qua (diario della fine): 1, 2.

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