20 novembre 2007

Francia, il conflitto si estende

Chi è sceso in piazza oggi contro la politica di Nicolas Sarkozy? In questo 20 novembre francese, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Nella settima giornata consecutiva di sciopero nei trasporti, ha incrociato le braccia il 27% dei macchinisti: oggi circola in Francia solo la metà dei treni. Le cose non vanno molto meglio alla RATP, la metropolitana di Parigi, dove, secondo le stime sempre un po’ truccate della direzione, cinque linee su 14 sono ferme e sulle altre i convogli circolano col contagocce. In attesa dei negoziati, previsti per domani, il governo ha tentato di spezzare il fronte sindacale, puntando sulla pressione che un’opinione pubblica “esasperata”, sapientemente guidata e sondata dai grandi mezzi di comunicazione, peraltro vicini al presidente, avrebbe esercitato sui manifestanti. Il magro risultato di questa strategia è stato l’appello - ampiamente previsto - del sindacato moderato CFDT a riprendere il lavoro, richiesta che non sembra aver provocato gli effetti desiderati: le altre sei organizzazioni, infatti, hanno votato compatte per la prosecuzione dello sciopero in tutte le assemblee generali dei lavoratori, dove la base sembra decisa a respingere senza appello la riforma sarkozysta che innalzerebbe da 37 anni e mezzo a 40 la quota di contributi per ottenere la pensione, anche nei settori particolarmente usuranti.
Ma i protagonisti del conflitto, quest’oggi, sono i lavoratori della funzione pubblica: difesa, ospedali, Tesoro,... In concomitanza con le 24 ore di astensione dal lavoro proclamate per oggi, in tutti i dipartimenti si sono svolte affollate manifestazioni locali. Il corteo parigino, che ha visto la partecipazione di molti ferrovieri e studenti, ha sfilato da Place d’Italie agli Invalides. Alla protesta si sono uniti tantissimi insegnanti (l’adesione è intorno al 60%), le poste, la Banca di Francia, i controllori di volo, il personale di AirFrance e degli aeroporti di Parigi. Tutti chiedono la salvaguardia del potere d’acquisto, la difesa della qualità e dell’efficienza del servizio pubblico, la fine della precarietà e una pensione a partire da sessant’anni, con un tasso del 75% e con 37 anni e mezzo di contributi.
Inoltre: studenti ancora sul piede di guerra, con 43 università e qualche liceo bloccati, contro la legge Pécresse che introduce elementi di privatizzazione negli atenei; lavoratori delle società dell’elettricità e del gas mobilitati, insieme ai ferrovieri, contro la riforma dei regimi pensionistici speciali; nessun quotidiano nazionale in edicola, a causa dello sciopero della società di distribuzione NMPP; persino le previsioni del tempo saranno oggi più che mai incerte, a causa dell’agitazione del personale di Météo France.
Tuttavia, proprio nel momento in cui il conflitto si estende e complica il quadro, Sarkozy, che di solito occupa quotidianamente il piccolo schermo con le iniziative più svariate, sceglie di rimanere in silenzio. Il fatto di essersi aumentato lo stipendio del 140% (ma, in mancanza di una cifra ufficiale, c’è chi ha parlato addirittura del 206%) nel momento stesso in cui sferra un attacco ai diritti acquisiti dei suoi cittadini, non sembra stimolare in lui una particolare loquacità: una dichiarazione ufficiale del presidente della Repubblica è prevista solo per giovedì o venerdì.

Fonti: Le Monde, Rue89, VousNousIls.

Vedi anche: La Francia si sveglia, contro Sarkozy; “Scioperiamo per tutti”, ma i sindacati si dividono; Francia, sciopero a oltranza; Francia, secondo giorno di sciopero; “Non facciamo ostaggi, facciamo sciopero”; Una preoccupante stereofonia.


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3 commenti:

Nicola Andrucci ha detto...

in Italia invece, come al solito, si dorme...

meinong ha detto...

Pare abbia risposto picche.
Speriamo che venga sconfitto.
Sarebbe una grave cosa se un movimento così tenace come quello francese dovesse abbassare la testa.

Pensatoio
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/

Gabriele ha detto...

Sì, Sarkozy dice di non voler cedere. Intanto, però, si sono aperti oggi i negoziati alla SNCF e alla RATP, nonostante il governo avesse chiesto, come condizione preliminare, la fine dell'agitazione. Si tratta ora di capire se i sindacati accetteranno - come pare - il punto cardine della "riforma" di Sarkozy (40 anni di contributi) e in cambio di che cosa. Per quanto riguarda le altre categorie (i funzionari pubblici, soprattutto), pare che darà qualche risposta sulla salvaguardia del potere d'acquisto alla fine di questa settimana.