16 novembre 2007

“Non facciamo ostaggi, facciamo sciopero”

Terza giornata consecutiva di sciopero nei trasporti in Francia. Degli attesi negoziati tra il governo e i sindacati, tanto evocati quanto fumosi nei loro possibili contorni, per il momento neanche l’ombra. È per questo che le organizzazioni sindacali hanno rinnovato l’invito all’astensione dal lavoro per tutta la giornata di oggi alla SNCF (la società delle ferrovie dello stato) e alla RATP, la società che gestisce la metropolitana di Parigi. In attesa di conoscere i dati sull’adesione odierna allo sciopero (ieri era in calo rispetto a mercoledì, primo giorno di mobilitazione) e le decisioni che verranno prese sull’eventuale continuazione del conflitto, vi propongo uno stralcio della chat tenuta ieri su Le Monde da Christian Mahieux, segretario federale del sindacato dei ferrovieri SUD-Rail.

Samoth: Lei prevede una durata per i contributi pari a 37 anni e mezzo per tutti. con quali soldi conta di finanziare le pensioni in questo caso?
Con i soldi di cui la Francia dispone. Un esempio: il PIL annuo in Francia è di 1160 miliardi di euro. La suddivisione del PIL vent’anni fa era: 70% per i dipendenti e 30% per gli investimenti e i profitti degli azionisti. Oggi, questa suddivisione è del 60% e del 40% rispettivamente. Se si tornasse anche solo alla situazione economica francese di vent’anni fa in quanto a divisione della ricchezza, ciò permetterebbe di liberare più di 100 miliardi di euro, niente di paragonabile alla posta in gioco finanziaria che riguarda la controriforma dei regimi speciali.
Con: Come si presenta SUD-Rail ai negoziati con il governo? Siete d’accordo con le proposte della CGT?
C’è stata una lettera di Xavier Bertrand (ministro del lavoro, ndt) [...] che non porta alcun elemento nuovo, visto che secondo il governo si tratta comunque di negoziare l’applicazione di questa controriforma, che noi rifiutiamo. Per quanto riguarda la CGT, noi non pensiamo che negoziare impresa per impresa sia la risposta giusta al problema globale che è stato posto. È necessaria una risposta generale da parte del governo, è a questo livello che il problema deve essere trattato. In quanto organizzazione sindacale, pensiamo che il nostro ruolo non sia quello di accompagnare ma di combattere collettivamente contro i progetti che rimettono in discussione i diritti sociali dei lavoratori.
M. Werth: Perché continuare a prendere in ostaggio la popolazione, mentre adesso ci sono dei negoziati per ogni settore e per ogni impresa?
Noi non prendiamo in ostaggio nessuno. Noi facciamo uno sciopero. E il nostro sciopero non è diretto contro gli utenti, anche se siamo consapevoli che il fatto che non ci siano trasporti pubblici penalizza gli utenti che, in gran parte, sono innanzitutto dei lavoratori dipendenti. In ogni caso, fino a questo momento non c’è nessuna riunione di negoziato, né iniziata né annunciata.
Oulala: Quali previsioni fa per il 20 novembre?
Per il 20 novembre c’è la convocazione dello sciopero per la funzione pubblica. Per quanto riguarda i ferrovieri, per ora non possiamo dire a che punto sarà lo sciopero attuale. Se il governo, tenendo conto del rapporto di forza, ritira il suo progetto, i ferrovieri non saranno più in sciopero. Se viene fatta la scelta opposta, il 20 novembre ci sarà di fatto una congiunzione delle due mobilitazioni.
Lucien: Spero che le giornate di sciopero non siano pagate...
La Sua speranza è esaudita. I giorni di sciopero non ci vengono pagati e del resto non lo sono mai stati.
Robert: Cosa pensa dell’impopolarità del movimento presso l’opinione pubblica (circa il 55% de francesi sostengono il governo su questo punto)?
Credo che il 55% dei francesi pensino che sia meglio avere dei treni e degli autobus piuttosto che non averne. Ma non sono certo che il 55% dei francesi abbiano come preoccupazione principale quella di diminuire la pensione dei ferrovieri e degli agenti della RATP. Tanto più che, se questo venisse fatto, non darebbe nessun vantaggio agli altri lavoratori di questo paese.
Samoth: Tutti i contributi possibili non potranno mai finanziare il sistema che lei desidererebbe, dato l’invecchiamento della popolazione!
Questo è falso. La ricchezza prodotta collettivamente in questo paese permette di finanziare abbondantemente il sistema pensionistico che proponiamo. Si tratta di avere la volontà politica di suddividere questa ricchezza in maniera molto meno ingiusta rispetto a oggi. Basta destinare una piccola parte supplementare del PIL al finanziamento delle pensioni.
Max: Si blocca l’economia se si fanno pesare le questioni sociali sulla creazione della ricchezza...
Ma la creazione della ricchezza collettiva ha senso solo se, appunto, serve socialmente ai cittadini.
Xavier: La parte di persone che lavorano sulla popolazione totale diminuisce anno dopo anno, mentre la speranza di vita aumenta. Detto questo, come può credere che i vantaggi acquisiti quarant’anni fa non debbano evolvere, quando oggi possiamo vivere vent’anni di più?
Noi non pensiamo che l’allungamento della durata della vita debba “essere pagato” con un allungamento obbligatorio della durata del lavoro. Piuttosto, c’è oggi, nel 2007 in Francia, una situazione economica migliore di quella del 1945, quando è stato creato il sistema della Sécurité sociale. Questo deve permettere, così come era stato previsto in origine, di allineare il regime generale ai regimi cosiddetti speciali, e non il contrario.
Pat: Non ha l’impressione di portare avanti una lotta di retroguardia, con i suoi riferimenti marxisti e la sua retorica che consiste nell’opporre sempre il capitale e il lavoro?
No, penso che sia lo stato reale della situazione, che la sua domanda, del resto, descrive molto bene. Siamo effettivamente in una società nella quale esiste una divisione tra capitale e lavoro. In quanto organizzazione sindacale, noi difendiamo gli interessi dei lavoratori, e questo si oppone ai padroni, ciò che non significa necessariamente degli scioperi ogni giorno, ma si traduce invece quotidianamente in un confronto tra queste due classi sociali.
Antoine_B: Se non ottenete ciò che volete, sarete capaci di prolungare questo sciopero fino alle vacanze natalizie? Ovviamente no, allora perché continuate?
Sulla durata del nostro movimento, non sono le organizzazioni sindacali che decideranno ma, ogni giorno, i lavoratori dell’impresa riuniti in assemblea generale. E, per il momento, i lavoratori hanno deciso, aderendo al prolungamento dello sciopero, di continuare a fare pressione sul governo.

Vedi anche: La Francia si sveglia, contro Sarkozy; “Scioperiamo per tutti”, ma i sindacati si dividono; Francia, sciopero a oltranza; Francia, secondo giorno di sciopero.



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