18 ottobre 2007

La Francia si risveglia, contro Sarkozy

Primi seri guai per il presidente francese Nicolas Sarkozy: il grande sciopero nazionale proclamato oggi da tutti i sindacati francesi per opporsi alla sua riforma dei regimi pensionistici speciali ha avuto un grande successo. Praticamente fermi i trasporti e fortemente rallentati alcuni servizi, la Francia ha vissuto il suo primo “giovedì nero” dell’era Sarkozy.
I regimi pensionistici speciali riguardano un milione seicentomila francesi (cinquecentomila contribuenti e un milione centomila pensionati) e rappresentano il 6% delle pensioni versate ogni anno. Sono circa una quindicina e sono destinati a compensare la pesantezza di alcuni mestieri (quelli che in Italia si chiamerebbero “lavori usuranti”) o le particolari caratteristiche di altri. Tra i regimi speciali più importanti si trovano quello della società dell’elettricità e del gas (EDF-GDF: 150 000 contribuenti e altrettanti pensionati), le ferrovie dello stato (SNCF: 178 000 lavoratori attivi e 190 000 pensionati), l’azienda dei trasporti urbani di Parigi (RATP: 44 000 attivi e 28 000 pensionati), i marinai (40 000 contribuenti e 75 000 pensionati), i minatori (13 000 attivi e 200 000 pensionati). Mentre un lavoratore del settore pubblico o del settore privato va in pensione a 60 anni dopo aver cumulato 40 anni di contributi (41 anni nel settore privato a partire dal 2012), quelli che appartengono ai regimi speciali hanno diritto a ritirarsi prima: dall’età di 50-55 anni i ferrovieri, da 50 a 60 anni i lavoratori della RATP e quelli di EDF-GDF. Tutti gli appartenenti ai regimi speciali, comunque, con 37 anni e mezzo di contributi.
Proprio qui sta il nodo, anche simbolico, della riforma imposta da Sarkozy e dal suo Primo ministro, François Fillon: l’innalzamento dei contributi a 40 anni anche per i regimi speciali. L’iniziativa è dello stesso presidente della Repubblica che, il 1° agosto di quest’anno, ha chiesto al ministro del lavoro di provvedere a sanare quella che Fillon ha poi definito “la più grande ingiustizia”. Nessun tavolo di trattativa (o di “concertazione”, come si usa dire in Italia) è stato aperto e i sindacati hanno quindi previsto per la giornata di ieri un’astensione dal lavoro di 24 ore. Malgrado i tentativi di dividere l’opinione pubblica dal movimento sindacale (un sondaggio dell’IFOP sosteneva che il 61% dei francesi giudica lo sciopero “ingiustificato”, mentre secondo l’istituto CSA a sostenere la mobilitazione o a guardarla con simpatia era il 54%), i lavoratori hanno risposto massicciamente e i dati ufficiali parlano chiaro: 80% di adesioni all’EDF-GDF con il taglio dell’energia elettrica alla residenza secondaria di Sarkozy a Versailles, 73,5% alla SNCF con un traffico ferroviario praticamente bloccato e stazioni deserte, 59% alla RATP, il 20% dei funzionari del Tesoro, il 10,2% degli impiegati dell’azienda telefonica France Télécom, il 10% dei dipendenti delle Poste (il 30% dei postini a Parigi), il 7% dei lavoratori della funzione pubblica dello Stato. Perfino il telegiornale di France 3 è dovuto andare in onda con le sole immagini, senza giornalista in studio. Eppoi manifestazioni in tutti i centri più importanti, compresa la capitale dove il servizio di noleggio di biciclette predisposto qualche mese fa dal comune, Vélib’, è stato preso d’assalto per ovviare all’assenza quasi totale di bus e metrò. Immancabili le enormi code in entrata e in uscita a Parigi.
Nel frattempo, il governo ostenta la massima tranquillità e, per bocca del ministro del lavoro Xavier Bertrand, si dice disposto a ricevere i sindacati la settimana prossima. Intanto, però, plana sulla Francia l’incubo del 1995, quando il tentativo di imporre lo stesso tipo di riforma, esperito dall’allora Primo ministro Alain Juppé, dovette scontrarsi con uno sciopero che, protrattosi per tre lunghissime settimane e dilagato in molte categorie diverse, paralizzò letteralmente il paese. Sarkozy è convinto che quello resta un episodio unico del conflitto sociale in Francia perché a favore della sua azione, secondo lui, si schiererebbe oggi la maggioranza dei francesi. È probabile invece che la forza, la durata e il successo registrati in quella lotta ormai lontana sia difficilmente ripetibile perché, nel frattempo, la destra francese è riuscita ad “isolare” i regimi speciali, modificando gradualmente quelli del settore privato e del settore pubblico, i cui lavoratori potrebbero sentirsi ormai estranei alla lotta in corso, quindi non più disposti ad offrire la loro solidarietà agli scioperanti, come invece accadde nel 1995.
La verità, comunque, è che nessuno, a conclusione di questa prima importante giornata di mobilitazione, sa davvero come potrà andare a finire. Non i sindacati, la cui unità è ancora una volta in bilico: da un lato la CGT (l’equivalente della CGIL), maggioritaria, che attende le proposte del governo e vorrebbe risparmiare le energie per eventuali successive mobilitazioni contro la riforma; dall’altro le organizzazioni minori ma molto combattive come FO (Force Ouvrière) e SUD, le quali chiedono che, sull’onda del successo registrato questo giovedì, lo sciopero venga immediatamente prolungato. In effetti, gli aderenti a queste sigle hanno deciso di astenersi dal lavoro anche domani.
Tuttavia è probabile che anche Sarkozy tema le incognite di questo confronto se, attraverso un comunicato diffuso dall’Eliseo con singolare tempismo, tenta di sviare l’attenzione dei media dai temi sociali che hanno tenuto banco oggi, alle vicende di cronaca rosa che lo riguardano personalmente, cioè l’annuncio del suo divorzio da Cécilia. È solo un sospetto (avanzato, peraltro, anche dal Partito Socialista) ma, visto il personaggio, si tratta di un’ipotesi più che plausibile.

Fonti: AFP, AP e Reuters via Yahoo France; Le Monde; Le Journal du Dimanche.

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