24 aprile 2007

Sei (s)punti

Sono sei i punti sui quali secondo me vale la pena soffermarsi, alla luce dei risultati di questo primo turno delle elezioni presidenziali francesi.
1) L’alto tasso di partecipazione al voto, che non aveva registrato simili cifre dal 1965, cioè dalle prime elezioni dirette del Presidente della Repubblica, è un segnale di grande vivacità della democrazia francese. Tutto sembrava perduto la sera del 21 aprile di cinque anni fa, quando il grande numero di astensioni aveva tolto voti ai socialisti e portato Le Pen al secondo turno. Questa volta, tre milioni e mezzo di nuovi iscritti alle liste elettorali e un’affluenza superiore all’80% hanno favorito, probabilmente in egual misura, i due candidati che hanno ricevuto il numero maggiore di voti, e penalizzato la sinistra radicale e l’estrema destra.
2) Il Front National crolla, da quasi il 17% che aveva conquistato al primo turno nel 2002, al 10,5%. È una cifra che, pur rimanendo elevata, ha tranquillizzato almeno un po’ l’elettorato democratico di questo paese. Sarebbe però prematuro saltare alla conclusione che l’estrema destra abbia visto un’effettiva e durevole diminuzione dei propri consensi. Può darsi che la lunga campagna di avvicinamento e di seduzione che Sarkozy ha attuato nei confronti dell’elettorato francese più razzista ed autoritario abbia avuto l’effetto di spostare una parte dei voti altrimenti destinati a Le Pen sul candidato dell’UMP.
3) La sinistra estrema, i cui innumerevoli rappresentanti raccoglierebbero, insieme, un po’ più del 10% dei voti, esce da questa tornata elettorale politicamente distrutta. Marie-George Buffet, ad esempio, si ferma sotto il 2%: una candidata comunista non era mai scesa così in basso nella storia francese. L’unico che mantiene le posizioni di cinque anni fa è Olivier Besancenot della Ligue Communiste Révolutionnaire – l’unico, per altro, che domenica sera in televisione ha saputo tener testa alla portavoce di Sarkozy. Ci vorrà molto tempo e molta pazienza per tornare a tessere le fila e recuperare credibilità proprio presso quell’elettorato radicale che non intende perdonare le divisioni tra i vari soggetti che si muovono a sinistra del Partito Socialista. In ogni caso, per il momento, sembra che i candidati e le candidate della sinistra radicale sosterranno, al secondo turno, Ségolène Royal. Certo, lo fanno nella più grande disillusione: non chiedono granché, ma solo di poter sconfiggere definitivamente Sarkozy.
4) Per Ségolène Royal, il cui elettorato al primo turno è pari a quasi il 26%, i problemi cominciano proprio adesso. Non è un caso che domenica sera abbia aspettato a lungo prima di pronunciarsi e lo abbia fatto solo dopo aver ascoltato i discorsi di Sarkozy e di Bayrou. Davanti alle telecamere è apparsa incerta, tesissima, innervosita persino dalle urla di sostegno che i militanti le indirizzavano. A parte i sorrisi di circostanza, più volte abbiamo visto la sua bocca storcersi in una smorfia, che sembrava mostrare un dolore sincero. È probabile che abbia realizzato allora tutto il peso della responsabilità che si porta addosso e dell’enorme difficoltà a cui va incontro. Sa fin troppo bene che i voti della sinistra radicale saranno insufficienti a conferirle lo slancio necessario a passare la barra del 50% più uno dei voti. Per questo si prepara a corteggiare l’elettorato di Bayrou. Problema apparentemente irrisolvibile: come fare ad ingraziarsi la sinistra radicale e i centristi allo stesso tempo?
5) Contrariamente alla sua rivale socialista, Nicolas Sarkozy, che è riuscito a superare la soglia simbolica del 30% (è arrivato precisamente al 31,1%), ha fatto domenica scorsa una comparsata in grande stile. Ha sparso sorrisi a piene mani, ha mandato segnali di riconciliazione, ha cercato di dipingersi come un uomo tranquillo che cerca di moderare i conflitti e che pensa alla sorte dei più bisognosi. Una fiera dell’ipocrisia, insomma, allestita da un uomo pieno di sé, convinto di una vittoria che ancora non è stata definitivamente decretata, ma che Sarkozy sembra già assaporare. Nessuno a sinistra può credere alle sue lusinghe, ma non è detto che il suo appello, che ha già bucato il video, non possa far breccia anche fra i centristi.
6) Il vero ago della bilancia, e questa sì che è una novità da queste parti, è il centro, spazio politico fin qui inesistente nello scacchiere francese. Bayrou ha saputo dargli corpo. Che ci sia anche dell’anima, e che quindi questa nuova tendenza continui nel tempo, è tutto da dimostrare: lo vedremo alle prossime elezioni politiche che si terranno fra due mesi. Per il momento, però, è chiaro che il candidato o la candidata che riuscirà a conquistare Bayrou e soprattutto il suo elettorato, avrà tra le mani le chiavi del mandato presidenziale. Già ieri il segretario dell’UDF ha trovato, nella sua segreteria telefonica, due messaggi: uno di Sarkozy, l’altro di Royal. Che cosa gli abbiano detto, è facile intuirlo. Bayrou, però, dovrebbe sciogliere le sue riserve solo domani, annunciando la sua strategia per il secondo turno in una conferenza stampa. Attesissima, ovviamente.

6 commenti:

disorder ha detto...

2) Infatti, parte di quell'elettorato affascinato dalla destra estrema dev'esser stato riconoquistato da Sarkozy...in parte la cosa è un bene per la democrazia, in parte meno (si sposta a destra tutto l'asse politico)
Ma forse sempre meglio così che avere come in Italia neofascisti che si candidano dentro le liste di Forza Italia, o la xenofobia di Lega e le croci celitiche di certi esponenti di An portate al governo....

3) La divisione dell'atomo tra i partiti dell'estrema sinistra (perchè per fortuna in Francia esiste ancora la sinistra riformista, non sono ancora arrivati dei geni come da noi a trasformarla incentro) è una delle poche cose in comune come la nostra scena politica...certo che erano veramente troppi i candidati per rappresentare un'alternativa credibile (a proposito, complimenti e grazie anche per tutti i post delle scorse settimane, molto interessanti).

Eva Carriego ha detto...

sul sito Liberation gli ultimi sondaggi danno il 51% per Sarkozy, la forbice in effetti si chiude
pare che l'accordo col centro si stia concludendo

Gabriele ha detto...

Eva, è un po' presto per dirlo. Di sicuro, per ora, c'è solo la proposta di Ségolène Royal di offrire dei ministeri all'UDF. Aspettiamo la conferenza stampa di Bayrou, prevista per questo pomeriggio, alle 15,30. Anche se le indiscrezioni dicono che il leader centrista lascerà libertà di voto...

AnelliDiFumo ha detto...

Dunque, Querelle, anzitutto: grazie. Questi post sulle elezioni francesi sono stati un balsamo per chi è appassionato di politica internazionale, come me, ma non parla il francese. Poi mi piace un sacco lo stile che hai: non troppo breve ma molto chiaro :-)

Io sono sommerso dagli impegni del mio Ph.D., ma se non ho capito male Bayrou ha lasciato libertà di voto ai suoi elettori, che però sembrano orientati in maggioranza a votare per la Royal. Io penso che alla fine vincerà Sarkozy, ma sarà una vittoria sul pelo. E non è detto che, proprio all'ultimo, la donna socialista faccia lo scherzo cinese...

aelred ha detto...

quel che è certo - lo dico a cose fatte ma era chiaro - Bayrou non vuole e non può dare indicazioni di voto.
intanto perché non controlla i voti dei suoi e rischierebbe di perdere credibilità se lo rendesse evidente; poi perché ha raccolto il 18% con gli insoddisfatti dei due schieramenti.
Se scegliesse sul serio uno dei due candidati allora perderebbe i voti dei simpatizzanti dell'altro.

Alla fine Sarkozy è in vantaggio, ma secondo me non ha ancora vinto (e non è detto che i frontisti votino per lui; magari vanno al mare)

Gabriele ha detto...

@ Anelli: in effetti mi chiedevo chi sarebbe stato così pazzo da sciropparsi tutta 'sta roba... invece siete stati in molti, e ovviamente mi fa molto piacere. Addirittura un balsamo! Ma grazie!
@ Aelred: fascisti al mare... se proprio non li si può inviare su Marte...
Per quanto riguarda invece l'UDF, c'è da dire che molti suoi deputati si sono già schierati con Sarkozy. Restano ancora molti dubbi sul comportamento degli elettori. Domani, intanto, dibattito Bayrou-Royal.