09 aprile 2007

Ritratti in rosa - François Bayrou, il terzo incomodo

Nato il 25 maggio 1951, figlio di due agricoltori, François Bayrou è segretario del partito centrista UDF (Union pour la démocratie française). Dopo aver rifiutato di convergere nel grande raggruppamento della destra, cioè l’UMP (Union pour un Mouvement Populaire) di Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy, Bayrou è riuscito ad assicurare al proprio partito una relativa visibilità. Certo, in Parlamento l’UDF si è spesso collocata a fianco della maggioranza di destra uscita vittoriosa dalle elezioni del 2002, ma ha conservato margini di manovra sufficientemente ampi da consentirle di votare, per esempio, una mozione di sfiducia al governo di Dominique de Villepin, nel 2006.
In un sistema politico usurato, distante dai cittadini e fortemente diviso tra una destra dal volto sempre più duro e una sinistra che fatica a ritrovare le ragioni della propria esistenza, François Bayrou sta conquistando molti di quegli elettori insoddisfatti della campagna di Nicolas Sarkozy e di Ségolène Royal. Non a caso i sondaggi più recenti gli assegnano una quota di consensi che oscilla tra il 18 e il 21%, in crescita.
È proprio sui temi tradizionalmente considerati patrimonio della sinistra, come per esempio le questioni legate all’orientamento sessuale, che Bayrou ha spiazzato la candidata del Partito Socialista, dichiarando: “Il PaCS è insufficiente. Sono quindi favorevole al riconoscimento delle coppie omosessuali, con delle regole che siano identiche a quelle che si applicano ai coniugi sposati”. Il problema, per il leader dell’UDF, sarebbe meramente nominalistico: “La parola matrimonio, per molti francesi, significa l’unione di un uomo e di una donna. Penso che si debba rispettare quest’idea”, afferma, preferendo parlare di “unioni civili”, le quali resterebbero comunque accessibili anche alle coppie eterosessuali.
A ben vedere, tuttavia, lo statuto dell’unione civile non sarebbe per nulla identico a quello del matrimonio, poiché il candidato centrista non intende concedere alle coppie contraenti un’unione civile l’accesso all’adozione, ma conferire soltanto la possibilità, per uno dei membri della coppia, di adottare il figlio dell’altro. “Quale coppia eterosessuale” – si chiede la federazione di associazioni Inter-lgbt – “accetterebbe un’unione che cumula in sé gli inconvenienti del matrimonio, cioè la sua rigidità, e quelli del PaCS, cioè l’assenza dei diritti connessi alla genitorialità?”. Di conseguenza, perché dovrebbero accettarla le coppie omosessuali?
Certo, niente a che vedere con ciò a cui noi italiani siamo avvezzi quando parlano i democristiani di casa nostra, eppure da queste parti basta e avanza per suscitare lo scontento del mondo associativo glbt. Tanto più che le prese di posizione di Bayrou sono estremamente evasive a proposito di molte altre rivendicazioni, come il miglioramento del diritto di soggiorno per le persone straniere pacsate con un francese, o il diritto d’asilo per le persone glbt, o ancora l’accesso per le coppie formate da sole donne alla procreazione medicalmente assistita o il cambiamento del sesso anagrafico per le persone transessuali senza obbligo di effettuare l’operazione di cambiamento di sesso.
In ogni caso è possibile che il segretario dell’UDF, con le sue timide aperture, possa attirare il voto di quei gay e di quelle lesbiche ancora indecisi. Chissà che la sera del 22 aprile questo terzo incomodo, che ha già dato molto filo da torcere ai due candidati favoriti, non costituisca la vera sorpresa di queste elezioni presidenziali.


Foto: François Bayrou a un meeting elettorale (François, con licenza CC).

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