28 aprile 2007

I “genitali in erezione” di Monsieur Sarkozy

In questi giorni ci troviamo, per dir così, in fase sperimentale. In Francia stiamo avendo un piccolo assaggio di quello che potrebbe accadere se Nicolas Sarkozy fosse eletto Presidente della Repubblica. E la mente, per certi versi, corre al “nostro” B. Sì, proprio a lui, all’ex PresdelCons.
Ha suscitato notevole scandalo, infatti, la notizia trapelata oggi, secondo la quale il candidato della destra avrebbe esercitato pressioni sui media perché non ospitassero l’atteso dibattito televisivo tra François Bayrou e Ségolène Royal.
Tutto è cominciato al termine della conferenza stampa di martedì scorso, nel corso della quale il leader centrista ha lasciato liberi i propri elettori di scegliere al secondo turno il candidato preferito, senza dare nessun tipo d’indicazione. Immediatamente Ségolène Royal ha chiesto d’incontrarlo pubblicamente: l’occasione era il meeting che si sarebbe dovuto svolgere oggi a Parigi, al Sindacato della stampa regionale, alle 11 (Nicolas Sarkozy era stato invitato alle 9). La candidata socialista ha offerto a Bayrou di usufruire di metà del tempo che le era stato assegnato. Il segretario dell’UDF ha accettato, purché il dibattito fosse filmato e trasmesso dalla televisione. Ma a quel punto il Sindacato della stampa regionale si è tirato indietro: “Non ci sarà nessun dibattito Bayrou-Royal. È invitata solo la signora Royal”. “Sembra che ci siano state pressioni, sono stupita”, ha dichiarato allora la candidata socialista. Possibile? Così il responsabile di un quotidiano regionale, rimasto anonimo: “I collaboratori di Nicolas Sarkozy hanno fatto notare che quest’ultimo non sarebbe stato trattato mediaticamente in maniera equa e che questo avrebbe compromesso la sua partecipazione” al meeting di oggi.
A quel punto è stata la rete televisiva Canal+ ad offrire i propri spazi per ospitare un dibattito televisivo tra Royal e Bayrou. Data prevista: sabato alle 11. Problema: la normativa francese prevede che ogni candidato goda, nella stessa settimana, dello stesso tempo di presenza in video. A Sarkozy dovrebbe allora essere assegnato su Canal+ un tempo aggiuntivo pari a quello che utilizzerà Royal nel suo incontro con Bayrou. Ma se Sarkozy non accetterà di presentarsi in televisione entro domenica, l’emittente televisiva sarà sanzionata dal Conseil Supérieur de l’Audiovisuel (CSA), l’organismo di controllo del settore radiotelevisivo francese. A Canal+ non se la sono sentita di rischiare e il dibattito è stato cancellato. Nel frattempo, però, sono circolate voci insistenti sulle telefonate che sarebbero intercorse tra Sarkozy e il presidente del CSA, Michel Boyon, ex responsabile di gabinetto dell’ex primo ministro Jean-Pierre Raffarin – anche lui dell’UMP, lo stesso partito del candidato della destra.
La reazione furiosa di Bayrou non si è fatta attendere. “Attraverso una serie di canali, che sono vicini ai grandi potentati economici e mediatici che gravitano intorno a Nicolas Sarkozy, si interviene direttamente presso le redazioni e le reti, in modo che l’informazione venga bloccata” – ha dichiarato il leader UDF questa mattina, dai microfoni della radio RTL – “Stiamo facendo un grande passo indietro che rimette in discussione il diritto elementare dei francesi a essere informati. E pensare” – ha aggiunto – “che Nicolas Sarkozy non è stato ancora eletto. Cosa succederebbe se lo fosse?”. “Credo che tutte le pressioni che ci sono state, in particolare su un sistema mediatico-finanziario al quale Nicolas Sarkozy è strettamente legato” – ha dichiarato Royal per parte sua – “non hanno nessuna ragione di esistere in un paese democratico”.
Alla fine, comunque, a meno che non si verifichino grandi sorpese, il dibattito si farà. L’emittente radiofonica RMC, il cui segnale sarà rilanciato dalla catena televisiva BFM, trasmetterà in diretta l’incontro Bayrou-Royal che si terrà oggi in un hôtel parigino, dalle 11 alle 12,30, ed è pronta, evidentemente, ad offrire lo stesso spazio anche al candidato della destra.
Intanto, di fronte all’offensiva mediatica lanciata da Nicolas Sarkozy, cresce l’inquietudine anche presso la stampa gay. Nei giorni scorsi il quindicinale gratuito Illico, una rivista glbt fondata nel 1988 e orientata a sinistra, si è vista recapitare una lettera a dir poco sorprendente. Viene da una sottodivisione del ministero dell’Interno, lo stesso alla cui guida è rimasto, fino al 26 marzo, proprio Nicolas Sarkozy. La missiva accusa la rivista di presentare “dei testi e delle fotografie di natura pornografica suscettibili di turbare i minori che potrebbero entrarne in possesso. In effetti” – prosegue l’estensore, Marc-André Ganibenq – “certi articoli, in particolare quelli relativi all’attualità cinematografica specializzata, sono illustrati da riproduzioni di manifesti di film, tra i quali alcuni presentano genitali maschili in erezione. Inoltre, questa rivista riporta in gran numero delle pubblicità, anch’esse illustrate, per siti internet o server telefonici per incontri di natura esplicitamente sessuale”. Il tutto suggellato dalla minaccia di chiusura della rivista, secondo una legge del 1949.
Ma la redazione di Illico smentisce seccamente il ministero dell’Interno: nelle immagini che accompagnano gli articoli sui film le parti genitali sono rigorosamente censurate, così come le pubblicità di film o di chat per incontri, che sono fra l’altro le stesse per tutti gli organi della stampa gay francese. Chissà perché, allora, questi ultimi non hanno mai ricevuto simili rimostranze, peraltro non circostanziate (la lettera del ministero dell’Interno non indica mai con precisione, infatti, gli articoli incriminati o le pagine scabrose).
“Nell’avvio di questa procedura c’è qualcosa di estremamente inquietante. Illico” – scrive il direttore della rivista, Jack Fougeray – “è un mezzo d’informazione gay essenzialmente centrato sull’attualità politica e sociale della comunità glbt. Ed è anche un media militante che non ha mai avuto peli sulla lingua, in particolare quando afferma la propria opposizione all’ex ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy. Ma ciò che ci porta a constatare una coincidenza tra questi elementi,” – aggiunge ironico – “è senza dubbio la nostra ben nota paranoia verso quest’uomo politico, i suoi metodi e la sua influenza sull’amministrazione dello Stato”.
“Sembrano tornati i tempi nei quali pubblicare il più innocente foglio omosessuale significava avere guai con la polizia, se non con la giustizia. È questa la società futura,” – si chiede ancora Fougeray – “la società della quale i francesi discutono in questi giorni? Rabbrividiamo”. E noi con lui, sapendo tra l’altro che “poche pubblicazioni colpite dalla procedura che oggi investe Illico ce l’hanno fatta. La quasi totalità della stampa toccata da questi provvedimenti è stata vietata in via definitiva”.
Per fortuna non mancano i messaggi di solidarietà alla redazione della rivista, che ha ancora due settimane di tempo per presentare le sue controdeduzioni. Uno su tutti, quello del segretario e candidato della Ligue Communiste Révolutionnaire, Olivier Besancenot: “Che si tratti di censura politica o di moralismo, questo tipo d’intimidazione è inaccettabile! La Francia che ci prepara Sarko è decisamente invivibile. Davanti a questi provvedimenti polizieschi e omofobi, la LCR assicura ai giornalisti di Illico il suo totale sostegno”.

Fonti: Illico, Le Monde, Libération.

2 commenti:

AnelliDiFumo ha detto...

Che dirti? Se vince Sarko ti invito in Canada a prendere ossigeno... ;-)

Daniele ha detto...

Sono di ritorno proprio da Parigi... lì non parlano d'altro che di Sarko e Segolene... Sono molto curioso di vedere come va a finire...