05 gennaio 2007

Karim resta

La notizia è diventata ufficiale il 3 gennaio. Karim, giovane algerino sans-papiers che stava per essere espulso ed è stato poi “salvato” in via eccezionale dal Ministro dell’interno Nicolas Sarkozy dietro sollecitazione dell’attrice Josiane Balasko, riceverà il suo permesso di soggiorno il 10 gennaio prossimo.
Riporto qui qualche brano dell’ultimo messaggio che Matthieu Rouveyre, presidente della Lesbian & Gay Pride di Bordeaux e consigliere municipale socialista in quella città, ha scritto sul blog “contro l’espulsione di Karim”. È stato pubblicato il 28 dicembre scorso e s’intitola “Karim, un nome, una storia”. È una bella testimonianza di chi lotta perché il Nord del mondo – in questo caso la Francia – non diventi un fortino presidiato dal quale cacciare i nostri moderni capri espiatori, gli immigrati. Si diceva che la Francia è la patria dei diritti dell’uomo. Peccato che sembri esserselo dimenticato.


Non troverò parole abbastanza appropriate per descrivere quello che questo ragazzino ha sopportato in questi ultimi quattro mesi, e in particolare queste ultime due settimane. Oggi è fuori pericolo ma ha pagato un grande tributo. Le ferite si chiudono ma le cicatrici restano.
Fin da giovanissimo capisce che per essere se stesso deve lasciare la sua famiglia. La religione, la società, il suo entourage, suo padre, sua madre non accettano quello che è. La gente “sospetta”. Subisce angherie e insulti, viene addirittura aggredito fisicamente. C’è una speranza: uno zio potrebbe accoglierlo in Francia perché continui a studiare. Al di là della prospettiva di sbocchi professionali, quella che si profila è logicamente un’uscita di emergenza e – forse – l’occasione per fare finalmente la propria vita. Allora Karim lavora in molti posti per potersi pagare il viaggio. Si alza presto, va a dormire tardi e mette da parte i soldi. Compiuti sedici anni, può finalmente partire e raggiungere Bordeaux.
Suo zio lo ospita da lui. Ignora le vere ragioni di Karim ma non fa domande. Karim si integra perfettamente. Lavora sodo al liceo, i risultati sono buoni. Per non essere di peso a suo zio, lavora il fine settimana in un albergo, come cameriere. Karim s’innamora di un ragazzo e comincia una bella storia.
Solo che, non appena Karim festeggia il suo diciottesimo compleanno, riceve l’ordine di lasciare il territorio francese. Non vuole partire. [...] Il prefetto ordina nei suoi confronti l’accompagnamento alla frontiera. Il ragazzo spiega che non può partire, che non ha più relazioni con la sua famiglia, che non ha amici, né altri legami in Algeria. [...] Ma la Francia esige di più. Gli si chiede di spiegare perché è partito. Karim non l’ha mai detto fino a quel momento. È un tipo riservato, lui stesso non ha mai trovato le parole per dirlo. Confessa che suo padre sospettava che lui “non fosse normale”, confessa le sevizie che subiva. Ma non basta. Gli si rimprovera di non aver mai ammesso la sua omosessualità. Gli si rimprovera di non averla rivelata al suo arrivo in Francia e di servirsene ora per restare. Si avanzeranno pubblicamente dubbi sul suo orientamento sessuale e gli si rimprovererà di non fornirne la prova.
[...] Davanti alla Corte d’appello, le domande e le insinuazioni mettono i brividi. [...] Certo, il suo compagno si reca all’udienza per testimoniare sulla loro relazione, solo che non hanno un domicilio in comune, un pacs, e magari un cane. A 18 anni, Karim non è in grado di provare che ha un rapporto di coppia. Suo zio non è presente all’udienza poiché non sa che Karim è omosessuale e il ragazzo gli ha nascosto gli ostacoli amministrativi dei quali è vittima. La decisione della Corte d’appello annulla quella del tribunale amministrativo: Karim deve partire.
Il comitato di sostegno per Karim si mobilita. Josiane Balasko, sua “madrina”, sollecita il Ministero dell’interno attraverso i media. All’appello rispondono numerose persone che si offrono di nasconderlo e di aiutarlo con tutti i mezzi necessari.
La sera del 23 dicembre, proprio quando sta per raggiungere il suo primo nascondiglio, viene informato da Josiane Balasko che il Ministero dell’interno lo regolarizzerà. Fa fatica a crederci e, in ogni caso, Karim interiorizza tutto. La sua gioia s’indovina sul suo volto e i suoi occhi lucidi. Festeggiamo. Rientra a casa per andare a dormire. Ma ecco che la faccenda è giunta alle orecchie di suo zio, il quale lo sbatte fuori di casa. Non vuole “gente simile” a casa sua. Avrebbe dovuto andare a consultare un medico, prima di rivolgersi a un avvocato. È la vergogna della famiglia.
A quel punto, il primo nascondiglio previsto sarà infine il suo rifugio. Malgrado questo calvario, domenica 24 dicembre si alzerà alle sei e mezza [...]. Passerò il Natale con lui da una delle mie amiche. Si confiderà un po’, ma non troppo; non ho mai sentito Karim lamentarsi, lui così riservato e degno. [...]
Dietro le cifre, dietro le venticinquemila espulsioni che siamo orgogliosi di mostrare, ci sono delle vite. Ci sono degli esseri umani. C’è Karim, Qerim, Dashnor, Dashroje, Felouah, Yuan, Mamadou, Beibei, Cristian e tanti altri. Raccontiamo le loro vite, per far sì che non siano più una semplice statistica.

Matthieu Rouveyre (traduzione mia).

Fonti: Comité de soutien de Karim, Têtu.

Nessun commento: