09 giugno 2008

Le donne si riprendono la notte

Sabato prossimo, 14 giugno, per le strade di Parigi sfilerà un insolito corteo. Inconsueto non perché composto solo da donne, decise a gridare tutta la loro rabbia contro la violenza maschile, ma per il suo orario di convocazione: le manifestanti, infatti, si concentreranno in Place Armand Carrel alle 19,30 e, a partire da lì, daranno vita, nelle ore che seguiranno, a una marche de nuit. Lo stesso giorno è prevista una marcia analoga anche a Bologna, con le stesse parole d’ordine. Per saperne di più, ho rivolto qualche domanda a Isabelle, una delle ragazze del collettivo femminista che organizza il corteo.
La marche de nuit è stata convocata da “un collettivo di ragazze, di donne, di femministe e di lesbiche”. Quando è nato questo collettivo e perché?
Il nostro gruppo è stato creato qualche mese fa, spontaneamente, per rispondere all’esigenza di fare insieme una marcia notturna. Riunisce militanti femministe e lesbiche di orizzonti molto diversi fra loro.

Sabato prossimo renderete visibile la vostra lotta contro la violenza maschile sulle donne. Come si esprime questa violenza e da che cosa è generata?
Noi denunciamo questa violenza come manifestazione e conseguenza del sistema di dominazione eteropatriarcale sulle donne. Essa può assumere, ovviamente, forme diverse: esiste una condanna implicita nei confronti delle donne che escono da sole la sera e per questo noi sfileremo contro le minacce fatte alle donne di notte nei luoghi pubblici. Ma manifesteremo anche contro le violenze che avvengono in famiglia o nella coppia o sul posto di lavoro. L’idea di una marcia notturna, del resto, non è nuova: già dai tempi del MLF (Mouvement de Libération des Femmes) è in uso questa pratica ed esiste da molto anche l’esperienza dei Take back the night...

Gli uomini non sono invitati a partecipare a questa manifestazione: perché avete fatto la scelta di una marcia non mista?
È una strategia di lotta che risulta ancor più valida se applicata al caso di una marcia notturna: proprio perché esiste una pressione sociale affinché le donne circolino la notte solo se protette da un uomo, noi marceremo numerose ma da sole, senza uomini.

Il 24 novembre scorso, è stato convocato a Roma, sugli stessi temi, un corteo di donne che ha visto una grande partecipazione. Qualcuno ha parlato allora di un “ritorno del femminismo”, dopo anni in cui le donne sembravano aver disertato le piazze. Sta succedendo la stessa cosa in Francia?
Difficile dirlo, la struttura dei gruppi femministi è diversa in Francia e in Italia. In ogni caso, un nuovo slancio femminista sarebbe benvenuto!

Lo stesso giorno, il 14 giugno prossimo, una marcia notturna è stata convocata anche a Bologna, con le stesse parole d’ordine. Avete dei contatti frequenti con collettivi di altri paesi? Vi sentite parte di un movimento femminista internazionale?
Sicuramente abbiamo contatti con diversi gruppi in vari paesi, come l’Italia o la Turchia. Non a caso, abbiamo tradotto il nostro volantino in diverse lingue, per poterlo distribuire a tutte, ma anche per farlo circolare all’estero. D’altra parte, diffondiamo in Francia le informazioni sulle iniziative che si svolgono altrove, ad esempio in Italia.

In cosa consiste il legame, da voi denunciato, tra politica securitaria e razzismo da un lato, e violenza contro le donne dall’altro? 
I politici strumentalizzano la lotta contro le violenze maschili. Quando denunciano la violenza contro le donne non lo fanno certo per senso di giustizia, quanto piuttosto per attuare repressioni razziste. La protezione delle vittime diventa solo un pretesto per far passare leggi liberticide, magari sul piano dell’espressione della propria fede religiosa o delle pene detentive. Credo che sia un po’ quello che è successo a Roma, quando il sindaco di quella città ha lanciato una vera e propria repressione contro i rom, in seguito a un episodio di violenza carnale contro una donna da parte di un rom. Cosa è stato fatto in quel caso? Invece di colpire la violenza maschile per quello che è e dove si esercita maggiormente, cioè la coppia o la famiglia, si sono stigmatizzati dei capri espiatori, alimentando così il razzismo e la politica securitaria. Noi siamo fermamente contrarie alla strumentalizzazione della lotta per la nostra libertà a fini razzisti.

Voi sostenete che esiste un legame tra il nostro sistema economico (capitalista) e violenza contro le donne. Me lo puoi spiegare?
Per rispondere, basta pensare che il 70% della forza lavoro è costituita da donne, spesso impiegate in compiti ingrati e part-time, e che la loro fatica avvantaggia gli uomini. Inoltre, gli stipendi delle donne sono inferiori a quelli degli uomini e non superano mai una certa soglia di incremento.

In che cosa le violenze contro le lesbiche sono specifiche, rispetto a quelle nei confronti delle altre donne?
La violenza che si esprime contro le lesbiche è specifica poiché riunisce in sé la violenza sessista, rivolta a tutte le donne, la violenza contro l’omosessuale (qualunque sia il suo genere) e soprattutto la violenza contro quelle donne che organizzano la loro vita affettiva e sessuale senza gli uomini.

Ne parlerò ancora in un collegamento in diretta domani, intorno alle 16, durante la trasmissione Flash Beat, con Marina Paganotto di Radio Flash e Roberta Padovano, portavoce del coordinamento Torino Pride 2006. Per chi è a Torino la frequenza è: 97,6. Altrimenti, per ascoltare in streaming, click qui.

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4 commenti:

filomeno ha detto...

io rimango convinto che l'unico modo per affrontare seriamente la questione di genere è ghettizzare il movimento femminista (un po' come si è fatto con i vetero-marxisti nelle socialdemocrazie europee sullo stato sociale) .

Le femministe più che impegnarsi a risolvere i problemi sembrano più impegnate ad impostare tutto ideologicamente , come "una guerra di genere" simil lotta di classe marxista.

due cose:

1) ma i tassi di violenza sulle donne e femminicidio in Francia sono simili a quelli italiani? (cioè bassi, al contrario dell'allarmismo mainstream)



2) capisco la manifestazione di sole donne di notte. Mi pare però un po' diversa da quella del 24 novembre , più di stampo ideologico(separatista). E mi pare di notare una critica al capitalismo . E' molto presente nel femminismo francese?
inoltre mi pare di osservare l'assenza del termine MASCHILE ed il preferir il termine patriarcale (l'uso del primo lo trovo un nuovo sessimo, sull'uso del secondo sono abbastanza d'accordo anche se preferirei patriarcale)

Anonimo ha detto...

preferirei MASCHILISTA , non patriarcale

Gabriele ha detto...

Filomeno, cosa c’è di ideologico nel denunciare le violenze perpetrate dagli uomini sulle donne? Ciò che genera quella violenza non è un sistema maschilista? Eppoi: ghettizzare il movimento femminista? A me pare invece che a quel movimento dobbiamo tantissimo anche noi uomini: invece di tirar fuori pretesti, come una presunta “guerra di genere” scatenata secondo te dalle femministe, non sarebbe meglio rimettersi in discussione?
Per quanto riguarda le tue domande:
1) che cosa vuol dire che i tassi di violenza sulle donne in Italia sono bassi? Bassi quanto, rispetto a cosa? E qual è la fonte? Non conosco i dati francesi, ma che esista una violenza sulle donne è innegabile (così come è innegabile in Italia) e questo, al di là dei numeri, è sufficiente per chiedersi da dove viene questa violenza, che significato ha e poi denunciarlo; è quello che questo collettivo mi sembra stia facendo.
2) Non ho elementi sufficienti per rispondere a questa domanda, che concerne tutto il movimento francese; di sicuro questo collettivo conduce anche una critica al capitalismo.

filomeno ha detto...

--cosa c’è di ideologico nel denunciare le violenze perpetrate dagli uomini sulle donne?--

più o meno quello che ci sarebbe a denunciare la violenza immigrata sulle donne.

io preferisco non individuare colpevoli in un gruppo umano ma in un sistema socioeconomico e culturale




-Ciò che genera quella violenza non è un sistema maschilista?-

perfettamente d'accordo. Ed infatti chiedo si denunci la violenza maschilista sulle donne che mi sembra concetto diverso da violenza maschile sulle donne

tra l'altro ci fu un dibattito nel movimento femminista su questo termine(maschile) e non tutti erano d'accordo. Poi, una volta stabilito il termine , si è difeso ad oltranza come il peggior spirito stalinista



-non sarebbe meglio rimettersi in discussione? -

in che senso? io sono favorevole ai centri anti-violenza, all'emancipazione socio-ecoomica e culturale femminile.

mi pare che a non mettersi in discussione siano le capette femministe , almeno in Italia(in Francia non so)





- che cosa vuol dire che i tassi di violenza sulle donne in Italia sono bassi? Bassi quanto, rispetto a cosa? E qual è la fonte?-


bassi rispetto a quella sugli uomini e rispetto a quelle delle donne in altri Paesi europei.
Inoltre il 23-24% delle violenze e molestie si concentra su donne straniere (così come circa il 20% è fatto da stranieri) su cui pesa la "questione immigrazione" .
Bisognerebbe poi analizzare il dato anche incrociandolo con altri fattori quali alcolismo, droga, criminalità e tendenza al vandalismo.
Fonte è il famoso rapporto Istat che tutti citano ma che io mi sono preso la briga di leggere e , da quello che si dice e da quello che vi è scritto, ritengo si sia strumentalizzato per le brame femministe di guerra di genere

ciao e grazie delle risposte
:-)