01 dicembre 2007

HIV in Francia: cala il contagio, ma non fra i gay

“Sono spiritualmente vicino a quanti soffrono per questa terribile malattia come pure alle loro famiglie, in particolare a quelle colpite dalla perdita di un congiunto. Per tutti assicuro la mia preghiera. Desidero, inoltre, esortare tutte le persone di buona volontà a moltiplicare gli sforzi per fermare la diffusione del virus HIV, a contrastare lo spregio che sovente colpisce quanti ne sono affetti, e a prendersi cura dei malati, specialmente quando sono ancora fanciulli”. Era Ratzi. Sì, proprio lui, il Papa. Il capo di quelle gerarchie che, come impegno a fermare la diffusione del virus predicano la castità contro l’uso del preservativo e in quanto a spregio nei confronti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali non scherzano davvero. L’ipocrisia, insomma, non è morta il 1° dicembre.
Passiamo quindi alle cose serie. A che punto del guado ci troviamo? Ecco qualche dato sulla diffusione del virus HIV in Francia. Globalmente, il numero di contagi registrati nel 2006 ammonta a circa 6300, cioè il 4% in meno rispetto al 2005 (17 contaminazioni ogni giorno). Nello stesso periodo si è registrato un calo del 5% nel numero di esami del sangue effettuati. Tuttavia, se da un lato l’Osservatorio sanitario francese (INVS) giudica “incoraggiante l’andamento [dei contagi, ndr], dal momento che esso è stabile dal 2004”, i motivi d’inquietudine non mancano. Le infezioni in seguito a rapporti eterosessuali in Francia restano la maggioranza (48% del totale nel 2006), ma quelle dovute a rapporti omosessuali (29%), a differenza delle prime, non registrano nessun calo, dopo l’aumento osservato tra il 2003 e il 2005. Questo significa che una certa tendenza all’abbandono delle pratiche di sesso sicuro fino a qualche tempo fa adottate dalla comunità omosessuale è confermata, come si può dedurre anche da altri indicatori, come l’aumento dei casi di sifilide e di linfogranuloma venereo tra i gay. Da notare poi che in Francia, nella popolazione omosessuale, il tasso di contagio resta 70 volte superiore a quello riscontrabile fra gli e le eterosessuali.
“Le cifre parlano chiaro,” - dice il fondatore di ActUp Paris, Didier Lestrade, al quotidiano Libération - “la maggior parte della ripresa dell’epidemia in Francia è riservata agli omosessuali. Credevamo che ci sarebbe stata una reazione forte da parte di tutti gli attori, tra i quali i medici. Niente. Dal 1997 al 2001 ci dicevano ‘sono solo supposizioni, aspettiamo le cifre’. Adesso che le cifre le abbiamo, che si fa?”. È lo stesso Lestrade ad avanzare una proposta: “Negli Stati Uniti, da due anni si utilizzano dei test immediati e si nota che questi incidono direttamente sulla quantità di analisi e sulla prevenzione. E la curva dell’epidemia flette. In Francia, i giovani gay fanno meno test e li fanno male. Perché far finta di niente?”. Il ministro della sanità francese, Roseline Bachelot, sembra rispondere positivamente a questa richiesta, indicando come obiettivo per il prossimo anno proprio la sperimentazione di test che permettono di ottenere una risposta in venti minuti a partire da una goccia di sangue o da un po’ di saliva.
Allo stesso tempo, il ministero della sanità ha lanciato lunedì scorso la nuova campagna di prevenzione. Si tratta di uno spot che ritrae coppie di ogni tipo durante un rapporto sessuale, al quale assiste minaccioso, sebbene invisibile agli occhi dei due partner, il virus.

“L’HIV è ancora qui. Proteggetevi”, è lo slogan che compare anche sui manifesti destinati alla comunità gay, accompagnato da un cliché della fotografa Nan Goldin. Le rivendicazioni di ActUp Paris - che ha manifestato ieri con un corteo da Porte Saint Denis a piazza della Bastiglia - si sono focalizzate quest’anno sulla condizione delle donne: “Presto il numero di donne sieropositive sarà pari a quello degli uomini sieropositivi; a quando l’uguaglianza delle donne e degli uomini dinanzi alla ricerca, ai programmi di prevenzione, all’impiego, al reddito, alle cure?”.
Tra i programmi che sono stati dedicati all’AIDS in occasione del primo dicembre, segnalo in particolare una serie di cinque reportage trasmessi da France Culture (in francese, ovviamente; un’ora ciascuno, davvero interessanti): sull’importanza della cooperazione Nord-Sud, l’esempio di un gemellaggio riuscito tra la Francia e il Mali (France et Mali, compagnons de lutte contre le V.I.H.); sulla possibilità per le persone sieropositive di avere figli, ormai quasi senza rischi (Bébés + : les enfants sans virus); sulle difficoltà per alcun* adolescenti di scoprirsi sieropositivi dalla nascita (Avoir dix-huit ans avec le V.I.H.); sui cosiddetti “controllori del virus”, cioè su quell’1% di persone sieropositive che, senza seguire alcuna cura, non sviluppano mai la malattia (Sida : une guerre intime); sulla questione se sia possibile punire penalmente la trasmissione del virus, oppure se non si debba piuttosto ribadire il concetto di responsabilità condivisa tra i partner (La pénalisation du V.I.H.).


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