03 novembre 2006

World Pride a Gerusalemme: sarà annullato?

Ce la stanno mettendo davvero tutta, gli ebrei ultraortodossi israeliani, per impedire lo svolgimento del World Pride a Gerusalemme. Previsto per il 10 novembre, il corteo, che secondo l’associazione organizzatrice Open House non dovrebbe riunire più di qualche migliaio di persone, potrebbe essere rinviato e successivamente confinato in uno spazio chiuso, forse il Jerusalem International Convention Center. Questo almeno, stando alle fonti del quotidiano israeliano Yedioth Ahronot, il quale precisa che la polizia si appresterebbe a presentare un ricorso alla Corte Suprema per chiedere l’annullamento della manifestazione. La ragione? Ufficialmente si tratterebbe della violenza omofoba che si è scatenata da parte ultraortodossa in questi giorni. Il bilancio delle battaglie che questi gruppi ingaggiano contro le forze dell’ordine al termine delle loro ormai quotidiane proteste contro lo svolgimento del World Pride a Gerusalemme, è finora di cinque poliziotti feriti da lanci di pietre e decine di arresti. La polizia sostiene di non poter contenere gli eventuali attacchi che gli ultraortodossi intendono portare contro gay, lesbiche, bisessuali e transessuali durante il Pride.
Il capo della polizia di Gerusalemme, Ilan Franco, non ha ancora precisato (lo farà solamente domenica prossima) se consentirà o meno lo svolgersi della manifestazione glbt. E intanto afferma: “Bisogna distinguere tra la libertà d’espressione e la democrazia, la quale garantisce la sicurezza dei cittadini”. Come se “libertà d’espressione” e “democrazia”, invece di essere due idee strettamente legate tra loro, rappresentassero due concetti incompatibili. E come se si ammettesse che, a causa delle minacce provenienti dalla destra ultraortodossa, fosse necessario sopprimere il diritto di manifestare piuttosto che sanzionare gli omofobi.
E così si legittimano implicitamente, ad esempio, le dichiarazioni di Hilel Waiss et Baruch Mrzel, due personalità della destra ultraortodossa che, riferendosi al ferimento di tre manifestanti al Pride di Gerusalemme di un anno fa da parte di un estremista, hanno potuto dichiarare in televisione: “Tutto è permesso pur di spazzare via l’orrore di questa marcia lontano da Gerusalemme. L’accoltellamento dell’anno scorso non è niente in confronto a ciò che è previsto quest’anno”.
Ambre Grayman, dell’agenzia israeliana francofona Guysen, a proposito delle manifestazioni omofobe scrive: “Davanti a questa mobilitazione senza precedenti per tentare di proteggere gli uomini dalla loro propria follia, ci si interroga sul vero motivo che spinge gli omosessuali a sfilare a Gerusalemme. Hanno forse dimenticato che lo slogan del World Pride 2006 predica ‘amore e pace’? Un amore e una pace dei quali la culla del monoteismo ha tanto bisogno e che potrebbe trasformarsi in odio e in guerra il 10 novembre prossimo. Un risultato del quale non ci sarebbe davvero di che andar pride (fieri)”.
“Il pride è un corteo per i diritti civili e la libertà d’espressione”, hanno fatto sapere dall’associazione Open House, “è inconcepibile che la violenza e le minacce privino i cittadini di Gerusalemme della loro sacrosanta libertà d’espressione”. Con tutta probabilità, è anche per cercare di togliere di mezzo simili pretesti, che proprio oggi gli organizzatori del World Pride hanno avuto un incontro con alcuni rabbini, al termine del quale è stato diffuso un appello affinché le violenze cessino. Con quale riscontro, è ancora difficile da dire.

Fonti: Guysen, Têtu, Yedioth Ahronot.

1 commento:

ipazia ha detto...

secondo me non sarà annullato.