23 novembre 2006

Pianeta Shortbus, la sessualità oltre il perbenismo

Però è indicativo, non siete d’accordo? Dico: il fatto che nelle sale di mezzo mondo stia circolando lo splendido film di John Cameron Mitchell, Shortbus, mentre in Italia ci si accapiglia intorno allo sceneggiato di Banfi, vorrà pur dire qualcosa. Saprà tanto di luogo comune, eppure le risate che ci seppelliscono quando all’estero diciamo che gli sceneggiati in Italia li chiamiamo fiction, non ci piovono addosso per una maledizione divina. Il fatto è che siamo una nazione che della modernità ha accolto solo gli aspetti più superficiali, e neanche quelli migliori. Di questi trompe-l’oeil nell’italico stivale ci si vanta, mentre dietro la facciata coltiviamo il marcio. Crediamo che sia sufficiente un po’ di belletto inglese per rifarci un trucco che tenga, ma basta qualche secondo, lo sguardo divertito di un francese (che i film per la tv li chiama téléfilms), perché la maschera crolli.
Allora, se posso darvi modestamente un consiglio, fateVI un favore: spegnete per qualche ora la televisione e lasciate Banfi, Binetti ed altri cosetti a bollire nel loro brodo. È arrivato finalmente anche in Italia il film più bello e interessante di quest’anno, forse anche degli ultimi anni. Andate al cinema a vedere anche voi quante riflessioni possono sorgere intorno alla sessualità, una volta abbandonata la propria rigidità mentale, il proprio bigottismo, il proprio oscurantismo.
Io ho visto Shortbus una decina di giorni fa in una sala piena ed entusiasta (27.217 spettatori nella prima settimana di programmazione a Parigi). Più che visto, sarebbe meglio dire “vissuto”, vista la grande partecipazione che suscita. Una grande boccata d’aria fresca e la sensazione che, attraverso la sessualità, fosse la vita stessa dei personaggi a essere messa in scena e che quegli attori e quelle attrici (molto spesso non professionisti), in realtà, fossimo noi: i nostri fantasmi, i nostri timori, le nostre barriere, ma anche l’ingegnosità con la quale ci sforziamo di superarle. Quando dico che è la nostra stessa esistenza che Mitchell mette in scena e scortica fino a mostrarci, con un’efficacia straordinaria, quanto in alto e quanto in basso donne e uomini possano volare, non parlo solo di lesbiche e gay. Parlo di qualcosa di ben più vasto, del genere umano e donnano*. Mi pare che la forza di Shortbus stia proprio nella rappresentazione di ciò che potremmo fare dei nostri corpi, del livello di comunicazione cui potremmo giungere, se soltanto fossimo sessualmente liberi, libere e consapevoli delle nostre potenzialità.
Della sessualità Shortbus considera molti aspetti: l’elemento ludico e divertente, quello ripetitivo e un po’ coatto, la ricerca di sé, la scoperta, il piacere, il dolore... È un film molto divertente e al tempo stesso serio, che non si limita a farci immaginare qualcosa d’inesistente, ma, con la sua forza, ci fa desiderare di realizzarlo. Vero è che una delle battute del film (che riporto citandola a memoria, quindi approssimativamente) dice: “Qui è come negli anni 60, però senza quella speranza”. Ma io ho sentito il film come un invito continuo a mettere in pratica le utopie che altri prima di noi non sono riusciti a concretizzare. Ci si può chiedere, semmai, se tutta l’energia creatrice espressa dalla sessualità in quel film, rimanga per il pubblico fine a se stessa oppure generi qualche frutto positivo. Se, insomma, uscendo dal cinema, ci portiamo a casa un pezzo di Shortbus e nuove idee, oppure se tutto tornerà come prima e rientrerà nei binari della quotidiana “normalità” (la parola che forse odio di più fra tutte). Se lo scopo di un film non è fare la rivoluzione, quanto piuttosto metterla in scena, a chi tocca questo compito?
D’accordo, ritorno sulla Terra, più precisamente in Italia, perché già sento qualcuno azzuffarsi sullo status da conferire a Shortbus: è porno oppure no? Il fatto che si vedano uccelli in erezione e che i rapporti eterosessuali come quelli omosessuali siano girati in modo assolutamente esplicito, può farlo rientrare “tecnicamente” – come è stato scritto – in quella categoria? Ma il fatto che siano messi in scena anche i sentimenti e che intorno alla sessualità si sviluppi un discorso molto profondo sulla nostra esistenza, non tenderebbe piuttosto ad escluderlo? Darei la risposta più semplice: e chi se ne frega! Per una volta che il sesso al cinema è rappresentato senza ipocrisia e che sullo schermo si realizza un convincente incontro tra l’ideale e il reale (il nostro vissuto), volete rovinarvi il piacere discettando su queste sciocchezze?
Qualcuno ci proverà (a rovinarvi il piacere, sciocche!). Anzi, ci è già riuscito: ad esempio, perché in Francia questo stesso film è vietato a chi ha meno di sedici anni e in Italia ai minori di diciotto? Perché la distribuzione italiana (la BIM) aveva previsto la diffusione di cento copie ma, constatato il rifiuto di molti gestori, si è rassegnata a farne uscire in sala solo sessanta? Ma è ovvio: perché gli italiani e le italiane amano la fiction, che domande!

* Se volete anche voi usare questo termine senza complessi, vi consiglio la lettura di Gert Brantenberg, Le figlie di Egalia (1977; Estro, 1992: chiedete al centro di documentazione glbt più vicino!).

Fonte: l’Unità via Gaynews (descrive la trama).
Siti ufficiali di Shortbus: americano, francese, italiano.

Aspetto i vostri commenti al film, sono molto curioso di sapere cosa ne pensate.

8 commenti:

FireMan ha detto...

esce venerdi, se non la stessa sera ci andro di sicuro questo weekend...

laollo ha detto...

dovrei vederlo stasera, ti farò sapere...

FireMan ha detto...

decisamente di più di una "mostra di uccelli"... il film mi è piaciuto e - forse per una mia condizione personale - la storia di James mi ha molto coinvolto...
contento di averlo visto... anche per gli uccelli ;)

Anonimo ha detto...

per me è una scemenza, ecco una recensione che mi rappresenta:
http://www.spietati.it/archivio/recensioni/rece-2006-2007/s/shortbus.htm

lunarossa ha detto...

ci dimentichiamo forse che il sesso, da noi, mai è stato reso libero?
ci dimentichiamo forse, che il sesso è strumento del diavolo, nelle messe nere, e strumento di purificazione, nelle messe bianche, nella nostra arcaica cultura?
ci dimentichiamo forse, che grazie a leggende metropolitane, create ad arte per tenerci buoni: molte persone son cresciute ed hanno tutt'ora una mentalità circuita? plagiata?
il sesso è stato da sempre argomento di discordia, eppure è la massima espressione di libertà individuale.
questa è la nostra cultura sull'argomento.
un pensiero ingabbiato, è meno pericoloso di un pensiero libero.
dopo la tua recensione, andrò di certo a vedere il film in questione ...scusami mi sono dilungata..
buonaserata

Gabriele ha detto...

@ Fireman: tentato di aprire uno Shortbus? Sì?
@ Laollo: dunque?
@ Lunarossa: mi fai sapere anche tu?

aelred ha detto...

l'avevo visto anch'io e ne avevo parlato qui

Angelo ha detto...

Sono andato al cinema sia per "gli uccelli", che non ce n'è mai abbastanza, signora mia..., sia per il regista di questo bel film, che mi aveva già emozionato ai tempi di Hedwig.Non sono rimasto deluso. ottime scene, benissimo recitate, ottime riprese, ottimi dialoghi e storie.
un carico di energia che qualcosa ha cambiato in me: è aumentata la consapevolezza di quanto una sana fisicità sia il presupposto per una sana vita mentale e sociale.
Esisterà uno shortbus in Italia?