13 ottobre 2006

Una busta

Interno parigino, oggi, mezzogiorno e mezzo circa. Piatto di pasta in una mano, forchetta nell’altra, giro casa come un pazzo perché il tempo stringe e gli oggetti da afferrare prima di uscire sono decisamente troppi. Ad un certo punto mi blocco. Da un angolo del tavolo della salle à manger (vabbè: in realtà si tratta del mio salottino), posata lì un’ora prima dalla mia mano, occhieggia verso di me una busta che ancora non ho aperto. L’aspetto da qualche giorno. Mia madre al telefono mi ha intimato: “Firma e rispediscimi il tutto immediatamente”.
Quindi apro. Sì, però io a momenti ci resto secco: “Procura speciale. Conferisco incarico e mandato a reappresentarmi e difendermi in ogni fase, stato e grado della presente procedura in via disgiuntiva all’Avv. ... e all’Avv. ... entrambi con studio legale in ... con tutte le facoltà previste dall’art. 83 e segg. Cod. Proc. Civ. e dalla legge, ivi comprese quelle di formulare domande, eccezioni, opposizioni, riconvenzionali, chiamare terzi in causa, proporre impugnazioni ed appelli, intimare precetti, promuovere procedimenti esecutivi e cautelari, conciliare o transigere, rinunciare agli atti, quietanzare, farsi sostituire, nominare altri procuratori e domiciliatari, costituirsi parte civile nel procedimento penale con tutti i poteri previsti dagli artt. 74 e 100 Cod. Proc. Pen., sottoscrivere ricorsi amministrativi, controricorsi ed ogni altro atto del procedimento, richiedere ed estrarre copia di qualsiasi documento o atto presso ogni autorità, enti o uffici pubblici e privati”. Nient’altro?
Poi capisco: la genitrice ha semplicemente omesso di dire che si trattava di nominare Dio. “È solo una procura”. Solo.

2 commenti:

Teo ha detto...

Si, Gab, è solo una procura! Io le scrivo in modo moooooolto più semplice. Siamo o non siamo azzeccagarburgli?

:-)

Gabriele ha detto...

Meno male che ci sei tu a rassicurarmi...