12 ottobre 2006

Qui i gay non sono ammessi

Vita dura per gli omofobi. Tranquilli, non parlo di quelli italiani, mi riferisco agli spagnoli. Un ristorante madrilegno rischia infatti fino a quindicimila euro di multa per aver rifiutato di organizzare il pranzo di matrimonio di una coppia gay. Il nome del colpevole? Il ristorante si chiama La favorita, si trova nel quartiere Chamberí della capitale spagnola, e ciò che lo distingue dagli altri è il fatto che i camerieri, studenti e studentesse di canto lirico, durante il servizio danno spettacolo, cantando alcuni famosi pezzi d’opera. Particolare che forse i due promessi sposi non avevano considerato: La favorita appartiene a una fondazione operistica d’ispirazione cattolica.
Ecco i fatti. Juan Álvaro García, 47 anni, il 18 ottobre prossimo sposerà l’uomo col quale vive da dodici anni. La cerimonia è prevista al comune di Madrid. Circa un mese fa, Álvaro e il suo compagno cominciano a cercare un ristorante dove potranno festeggiare l’avvenimento. Trovano allora il posto che fa per loro, o almeno così credono: Álvaro è un grande appassionato di lirica, La favorita è il posto dove gli piacerebbe passare le sue prime ore da novello sposo. Quando si presentano al ristorante per prendere accordi con i gestori, questi prima tergiversano, poi, dopo alcuni giorni di attesa, rispondono picche: “Ci dispiace, alla fondazione ci sono state alcune divergenze d’opinione, così preferiremmo che festeggiaste il vostro matrimonio altrove”. “Mentre me lo dicevano io pensavo” – racconta Álvaro – “che quello che stava succedendo non era possibile. Come se il nostro amore fosse di seconda classe. Immagino che siano molti i negri in Sudafrica che si saranno sentiti così”. “Si tratta della nostra politica d’impresa. Non vogliamo recare disturbo a nessuno e nemmeno dicriminare.” – dicono quelli della (S)Favorita – “Difendiamo la nostra libertà di scelta. Non vogliamo giudicare nessuno ma agiamo secondo il nostro modo di pensare”. Eppoi, secondo il principio pecunia non olet, aggiungono: “Noi ammettiamo nel nostro locale gli omosessuali. Abbiamo molti amici gay”. Già, peccato però che il fatto di tenere in casa un gatto non faccia di chi lo possiede uno zoofilo... Insomma: consumate, statevene buoni, pagate, ma il matrimonio, quello poi no!
Ora Álvaro e il suo compagno hanno trovato un altro ristorante pronto ad accoglierli senza difficoltà, ma non si sono arresi. Hanno scritto alla principale associazione glbt spagnola, la FELGT (Federación Estatal de Lesbianas, Gays, Transexuales y bisexuales), la quale ha prontamente allertato i media sul caso. Secondo Alberto Marin, del Cogam, collettivo gay di Madrid, l’episodio “dimostra una volta di più che siamo ancora lontani dall’uguaglianza completa. Abbiamo progredito molto, però dettagli come questo sono segnali della disuguaglianza che ancora esiste nella società”.
I due futuri sposi non sono soli: grazie alla pressione esercitata dagli esponenti madrilegni del Partito Socialista e di Izquierda Unida, l’Assessore all’Economia del comune di Madrid ha disposto l’apertura di un’inchiesta per capire se il rifiuto del ristorante sia stato giustificato e se non abbia invece violato la Legge sugli spettacoli, che all’articolo 24 stabilisce che il diritto del gestore di un locale di poter eventualmente rifiutare l’ingresso a qualcuno, non può in nessun modo ledere i diritti dei clienti. Ciò che, in effetti, sembra essere successo in questo caso.
Proprio oggi Juan Álvaro García e il suo compagno, che già si erano rivolti al Giudice popolare, hanno presentato formale denuncia all’Ufficio Consumatori del comune di Madrid per “discriminazione dovuta all’orientamento sessuale”. Secondo loro, sono stati infranti due articoli della costituzione spagnola, il 10 e il 14, sullo sviluppo della personalità e sulla discriminazione. La multa che il ristorante potrebbe vedersi appioppare ammonta a quindicimila euro, se non peggio.
“Siamo in un periodo di cambiamenti” – dice ancora Álvaro – “Immagino che tra trent’anni guarderemo indietro e queste cose ci sembreranno brutalità”.

Fonti: 20minutos, ABC, El Mundo, El País, via FELGT.

1 commento:

Teo ha detto...

E bravo Alvaro! Guai a non gridare allo scandalo quando questo avviene. E' un buon passo per denunciare le discriminazioni.