24 ottobre 2006

Gerusalemme e l'abominevole marcia

Cresce la tensione intorno al corteo del World Pride che si terrà a Gerusalemme il 10 novembre prossimo. La settimana scorsa, alcune migliaia di ebrei ortodossi hanno protestato contro la sfilata, già rinviata una prima volta a causa della guerra scoppiata quest’estate tra Israele e Libano. I manifestanti, che si sono riuniti mercoledì scorso in piazza Kikar Hashabbath a Gerusalemme, portavano cartelli nei quali si poteva leggere, tra l’altro: “Non lasceremo che la città santa venga insozzata”. Si sono raccomandati di vegliare sulla moralità dei propri figli ed hanno definito l’omosessualità “un flagello”.
Il nuovo pretesto non per un ulteriore rinvio, come tengono a specificare, ma per l’annullamento sine die del World Pride a Gerusalemme sta, secondo gli esponenti ortodossi, nel fatto che quel giorno si celebra il sessantottesimo anniversario della Notte dei cristalli, la feroce repressione antisemita attuata dai nazisti tra il 9 e il 10 novembre 1938. “È un insulto ai sopravvissuti dell’Olocausto. La comunità gay e lesbica è immorale e deve essere condannata”, afferma la consigliera comunale del Partito Nazionale Religioso, Mina Fenton, che, riferendosi al corteo del World Pride, parla di “marcia abominevole”. Prima di aggiungere: “Qualsiasi giorno scelto per tenere la manifestazione gay sarebbe un giorno triste”.
Pronta la risposta di Noa Sattah, presidente dell’associazione glbt Open House di Gerusalemme: “L’anniversario della Notte dei cristalli è un giorno che commemora un evento nel quale gli appartenenti a una minoranza furono uccisi: omosessuali ed ebrei. L’odio che Fenton sta tentando di provocare sa di razzismo della peggior specie”. Ed è di oggi la notizia della creazione di un non meglio specificato “comitato d’azione” creato da alcuni rappresentanti religiosi ma anche militanti laici contro lo svolgimento del World Pride.
Tutto questo mentre, quattro giorni fa e per la seconda volta dal 12 gennaio 2005, un tribunale israeliano ha permesso a una lesbica di poter essere madre del figlio tredicenne della propria compagna.

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