13 settembre 2006

Campagna omofoba in Uganda

Immaginate di aprire un giornale e di trovarvi pubblicato il vostro nome e il vostro indirizzo. E, subito a fianco, l’etichetta: “gay” o “lesbica”. Aggiungete che il giornale in questione promette di ricoprirvi di vergogna e che vivete in un paese nel quale l’omosessualità è condannata con l’ergastolo.
Quello che sembra solo un incubo è la triste realtà in Uganda, purtroppo. Il quotidiano popolare Red Pepper, infatti, ha pubblicato, l’8 settembre scorso, i nomi di 13 lesbiche di Kampala, e i loro indirizzi. L’invito alla delazione per dare la caccia ad altre donne con lo stesso orientamento sessuale non potrebbe essere più esplicito: “Per liberare la nostra patria da questo vizio mortale, ci siamo impegnati a denunciare tutte le lesbiche della città. Mandateci nome e professione della lesbica del vostro quartiere e noi la copriremo di vergogna”, scrive il quotidiano, mettendo persino a disposizione un numero di telefono per le segnalazioni. (Nota a margine: sul proprio sito, Red Pepper si vanta di essere stato nominato “giornale dell’anno”. Da chi e di quale anno, non è dato sapere; ma per quali meriti è facile evincerlo dalla spazzatura che pubblica).
Insomma, una vera e propria campagna omofoba, cominciata esattamente un mese prima, l’8 agosto scorso, con la pubblicazione di un'altra lista di nomi e indirizzi. Si trattava di quarantacinque “uomini a cui piace prendere gli uomini da dietro”, secondo la soave definizione fornita da Red Pepper. “Per la maggior parte di noi cittadini eterosessuali,” – ha scritto in quell'occasione il giornale – “si tratta di un peccato abominevole, in effetti è un peccato mortale che va contro la natura dell’umanità. (...) Parliamo di alcuni uomini di questa nazione che ripercorrono il cammino di Sir Elton Hercules John e dei suoi simili e che hanno il motore nella parte posteriore”.
La notizia di questa persecuzione comincia a circolare il 16 agosto, grazie al giornalista Habibou Bangré, che la pubblica in Francia, su Têtu. Dodici giorni dopo il gruppo Smug (Sexual Minorities Uganda) protesta ufficialmente con un comunicato diffuso sul sito dell’International Gay and Lesbian Human Rights Commission (IGLHRC), ricordando le pesanti conseguenze che la pubblicazione di quella lista ha comportato sulla vita dei quarantacinque gay messi alla berlina. Di sicuro, in almeno tre casi, le vittime di questa caccia all'omosessuale hanno dovuto subire le minacce e il rigetto da parte di colleghi e famiglie, afferma Amnesty International in un comunicato del 29 agosto.
Per nulla disturbata dalle proteste ma, anzi, ancor più zelante, la polizia ugandese ha nel frattempo arrestato cinque gay fra quelli che comparivano nella lista, e ne ricerca un altro a Jinja, la seconda città dell’Uganda. Di quest’ultimo, il 7 settembre scorso, Red Pepper non ha mancato di mostrare sulle proprie pagine la foto.
Le organizzazioni omosessuali temono che tutti questi siano altrettanti segnali di un giro di vite che il governo si appresterebbe a dare a gay e lesbiche ugandesi. Un anno fa il presidente Yoweri Museveni, al potere ininterrottamente dal 1986 ed eletto nel febbraio scorso in seguito alle prime elezioni libere, ha firmato un emendamento alla costituzione, che vieta espressamente il matrimonio fra omosessuali. Il suo primo ministro, Apolo Nsibambi, ha recentemente affermato che “importare dei valori del mondo occidentale è contrario alla nostra cultura. Sono felice di constatare che gli anglicani [31,9%, secondo un censimento del 2002; nota mia], la Chiesa cattolica [41,9%] e i mussulmani [12,1%] si sono uniti per opporsi all’omosessualità in Africa”. Quando si tratta di discriminazione omofoba…
Vedremo come andrà a finire. Anzi no, non stiamo a guardare. Il gruppo londinese OutRage! ci propone di inviare una e-mail di protesta a Arinaitwe Rugyendo, redattore capo di Red Pepper. La riproduco qui sotto. Potete copiarla, aggiornarla (nel primo capoverso manca, per esempio, un riferimento alla pubblicazione della lista di lesbiche l'8 settembre), firmarla e inviargliela.
Se il vostro nome fosse finito sulle pagine di quel giornale, è la dose minima di solidarietà che anche voi vi aspettereste dal resto del mondo. O no?

Fonti: afrolNews, Têtu.

Dear Arinaitwe Rugyendo,
I am writing to express my dismay that your newspaper outed 45 allegedly gay and bisexual men on 8 August, and that you may be planning to out a similar number of lesbian and bisexual women in the near future.
I fail to see any public interest justification for exposing adults engaged in consenting same-sex behaviour who have not caused harm to others and against whom no complaints of harm have been alleged. These individuals have been convicted of no crime. Your newspaper is inviting vigilante attacks on those who you have outed.
Naming these people risks causing them ostracism and rejection by their families, friends, workmates and neighbours.
It could cause them to lose their jobs and careers. It may put them at risk of violent attack by homophobes - perhaps even murder.
Fear of such adverse consequences could tip some of those named into depression and possibly even suicide.
I do not believe this is what you want or intend. I urge you to reconsider your actions and reflect on the suffering you have already caused.
Please put yourself in the position of the named individuals. You would not like someone to do this to you. Therefore, I urge you to not do it to others.
Please show respect and mercy towards a weak, vulnerable and margin ali sed lesbian and gay community, which already suffers great discrimination and violence.
How about showing tolerance and promoting understanding in the pages of your newspaper? That would be a far more honourable stance to take. It would bring Red Pepper much respect.
Yours sincerely,
...

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