11 aprile 2008

Questa volta no (breve invito all’astensione)

Rimasto solo don Fabrizio ritardò il proprio tuffo nelle nebulose. Era irritato non già contro gli avvenimenti che si preparavano, ma contro la stupidaggine di Ferrara nel quale aveva ad un tratto identificato una delle classi che sarebbero divenute dirigenti. “Quel che dice il buon uomo è proprio l’opposto della verità. Compiange i molti figli di mamma che creperanno e questi saranno invece molto pochi, se conosco il carattere dei due avversari; proprio non uno di più di quanto sarà necessario alla compilazione di un bollettino di vittoria a Napoli o a Torino, che è poi la stessa cosa. Crede invece ai ‘tempi gloriosi per la nostra Sicilia’ come si esprime lui; il che ci è stato promesso in occasione di ognuno dei cento sbarchi, da Nicia in poi, e che non è mai successo. E del resto, perché avrebbe dovuto succedere? E allora che cosa avverrà? Trattative punteggiate da schioppettate quasi innocue e, dopo, tutto sarà lo stesso mentre tutto sarà cambiato”.

Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo.

Una cara amica, con la quale sento una grande affinità politica e intellettuale, una sera di una decina di anni fa se ne uscì, sollecitata da me, con una dichiarazione per me inattesa. Attivisti entrambi nel movimento glbt della città in cui all’epoca abitavo, ci trovavamo a festeggiare il pride in un centro sociale nel quale la nostra presenza destava ben poco interesse. Le chiesi che cosa avrebbe votato alle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco e lei mi rispose che si sarebbe astenuta. Ero sorpreso. Dalla mia posizione di elettore di sinistra convinto nonché di convinto militante gay, lo consideravo quasi un affronto. Difficile per me oggi ammettere di essere arrivato, alla vigilia di questo voto, alle stesse conclusioni. E tuttavia necessario.
Le motivazioni per le quali, dopo aver sempre votato, non intendo più partecipare a questa farsa nella quale il nostro ruolo è quello di comparse (per di più senza cestino per la pausa), hanno origini per me certamente lontane e già alle elezioni di due anni fa il disgusto aveva raggiunto soglie prima inimmaginabili. Ricordo infatti agli smemorati e ai “neodelusi” della coalizione di centro sinistra, agli adoratori del programmone che sarebbe stato tradito, che l’evidenza era davanti ai loro occhi ben prima che depositassero la scheda nell’urna. 
Ricordo le rassicurazioni che Prodi in persona diede alla comunità glbt sul fatto che nel programma sarebbe stato inserito un capitolo sui diritti di gay e lesbiche e ricordo anche che di quel capitolo, nel documento definitivo, rimase qualche miserrima riga di vaghe promesse facilmente eludibili. Ricordo che il futuro presidente della Camera (In)Fausto Bertinotti incontrò (proprio come ha fatto qualche giorno fa) la comunità glbt che gliele cantò di santa ragione per avere lui ceduto e sottoscritto quella presa in giro. “Ma sì” - venne a dire sostanzialmente - “quello è un compromesso, noi faremo di tutto perché l’interpretazione sia la più avanzata possibile”. Infatti, abbiamo visto quanto si sono spesi. In cambio di cosa l’attuale leader della Sinistra Arcobaleno ha sacrificato le rivendicazioni storiche di Rifondazione Comunista? Uno scranno più confortevole rispetto a quello dei suoi colleghi, ecco tutto. È mutato qualcosa nelle vostre vite da quando Bertinotti è presidente della Camera dei Deputati?
Al momento della firma del programma Emma Bonino s’impuntò proprio sul riconoscimento dei diritti delle persone glbt e tutti si chiesero se questo significasse l’uscita dei radicali dalla coalizione per una giusta questione di principio. Una parte della comunità glbt decise di votare Rosa nel pugno. Peccato che già cinque minuti dopo l’eroico gesto, la Bonino si premurò di farci sapere che il rifiuto dei radicali concerneva solo quella parte del programma: con i bizantinismi tipici della nostra politica, i radicali potevano così sottoscrivere tutto il resto, ottenere un ministero e sostenere lealmente Prodi. Risultato? Per la comunità glbt nulla, mentre la pattuglietta radicale si ritrova oggi nel PD di Veltroni, in una folta compagnia di clericali. Oltre al danno, la beffa. Per chi ha votato Rosa nel pugno, ovviamente.
“È meglio che un bambino resti in Africa piuttosto che sia adottato da una coppia omosessuale”. Queste amorevoli parole, segno di apertura mentale e di volontà di dialogo, provegono da uno degli esponenti più in vista del PD, Rosi Bindi. “L’omosessualità è una devianza” è invece un grande classico dell’ormai celebre senatrice Paola Binetti, PD. Ancora, dalla campagna V(u)oto a rendere dell’associazione Open Mind di Catania, traggo le esaltanti dichiarazioni di Massimo D’Alema, PD: “Il matrimonio tra omosessuali offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente. Due persone dello stesso sesso possono vivere unite senza bisogno di simulare un matrimonio”. E il segretario del PD in persona, Walter Veltroni, nella sua qualità di sindaco della capitale, ha avuto modo di rassicurare il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone, sul fatto che a Roma non sarebbe stato approvato il registro delle unioni civili (come poi è puntualmente avvenuto): “Non se ne farà niente”. Andrebbero aggiunte le recenti dichiarazioni del generale Del Vecchio, candidato pure lui nel PD, sul fatto che i gay sono inadatti all’esercito (non vi ricorda tanto quella dichiarazione di finiana memoria, “un gay non può fare il maestro”?) e il disprezzo che quel partito dimostra nei confronti di qualsiasi tema che sfiori, da vicino o da lontano, il sacrosanto principio della laicità dello Stato.
Si potrebbero aggiungere molti altri argomenti, i motivi per i quali non continuare ad essere complici di questa classe politica indegna sarebbero tanti e certo non riguardano solamente la comunità glbt. Mi piacerebbe sapere, ad esempio, se quegli eterosessuali di sinistra che si apprestano a dare il proprio voto alla Sinistra Arcobaleno o al PD pur di non far tornare Berlusconi al governo, nel 2006 abbiano votato affinché si ampliasse la base di Vicenza o perché si facesse l’indulto. Tanto per dirne due. Siete soddisfatti del lavoro svolto, è per questo che riconfermate il vostro voto?
Se la classe dirigente di centro “sinistra” avesse voluto davvero eliminare dalla scena politica il capo eversivo di Forza Italia, avrebbe potuto farlo già da tempo. Il problema è che il berlusconismo, coniugato in tutte le sue forme, torna comodo a molti, troppi dirigenti di centro “sinistra”. Un po’ meno agli elettori, magari, ma gli elettori siete voi.
Allora, invece di scegliere la corda alla quale impiccarvi, questa volta potreste chiamarvi fuori e mandare un segnale forte di protesta non estemporaneo, per chiedere una rifondazione seria della sinistra e della politica italiana. Se invece decidete, col vostro voto, di avallare per l’ennesima volta questo sistema che per l’ennesima volta vi tradirà, se cioè dagli errori del passato non siete disposti ad imparare proprio nulla, poi fate almeno il favore di tacere e di risparmiarci i vostri lamenti: Veltroni, la Binetti e il generale, o l’alleanza della Sinistra Arcobaleno con questa gentaglia (il che alla fine è la stessa cosa), li avrete voluti anche voi.

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9 commenti:

l'Elfo ha detto...

OT: http://elfobruno.ilcannocchiale.it/post/1864546.html

Buon blogging!

;)

Lorenzo ha detto...

non sono d'accordo. Votare significa compiere un dovere civico. E tra merde di diversi odori e consistenze, si può ancora constatare che non tutte emanano esattamente la stessa puzza.

Domenico Di Gioia ha detto...

Anche io sono daccordo con Lorenzo.
Votare sempre e comunque,scegliendo il meno peggio.
Sul mio blog ho anche scritto un articolo a riguardo.
anche partiti minori,ma votare....
e se proprio ritenete che nessun progrmma vi soddisfi almeno un pò,allora è giunto il momento di proporre il vostro.
ciao!

Gabriele ha detto...

@ Lorenzo: bella soddisfazione. Restando nella tua metafora, vorrei cominciare a scegliere tra puzze e profumi, anziché solo fra puzze. E non è scegliendo una puzza oggi che potrò ottenere un profumo domani... Insomma, se abbiamo ancora un po' di dignità, penso non sia più il caso di piegarsi.

@ Domenico. Desidero morire (tra un bel po') potendo scegliere almeno una volta il meglio piuttosto che un ipotetico "meno peggio". Eppoi, siamo proprio sicuri che Paola Binetti sia meno peggio di tanto altro ciarpame che si trova nel centrodestra? Se siamo disposti ad ingoiare tutto "sempre e comunque" non ci sarà mai limite al peggio. E non credo nemmeno che fondare partiti sia l'unica soluzione. Si può fare politica in molti modi, non solo col proprio voto.

Fabio ha detto...

ti rubo il post (nel rispetto delle tue regole) e non appena il cannocchio me lo consente ne pubblico un estratto... uomo avvisato...

Gabriele ha detto...

@ Fabio. ...mezzo salvato! ;-)

mario ha detto...

Se la politica fosse tutta in quel gesto saremmo alla canna del gas. per fortuna non è così.Io faccio politica da anni senza che questo simulacro del palazzo per me rappresenti ciò che sostituisce quello che concretamente con i compagni facciamo sempre.L'altra volta ho votato sperando. Ora no.Per dare concretezza ai desideri e trovare un corrispettivo nelle aule del parlamento, l'unico modo è creare quelle spinte nella società civile che consentano i grandi cambiamenti.
Questo significa ritagliarsi un ruolo e dare forza alla politica che è fuori dal palazzo.
Votare il meno peggio è la peggiore delle opzioni.Quindi buon non voto a tutti

Ares ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Ares ha detto...

Punti di vista...

Anch'io sono stato tentato dalla possibliltà del non voto, ritengo la scelta legittima se ponderata e dettata da motivazioni importanti come quelle che tu esprimi nel post. Tuttavia - per quanto mi riguarda - l'evoluzione del pensiero nell'analisi personale della situazione politica attuale italiana, mi ha portato a decidere di andarci a votare, Pur essendo cosciente che la nostra classe politica è tra le migliori delle peggiori in circolazione ho deciso che, a mio parere, non andare a votare - all'inno del "tanto è uguale" - fosse come girare la faccia dall'altra parte e dire, ai signori che si apprestano a governarci, fate quello che vi pare, tanto per me è uguale.
ho seguito e partecipato, nel mio piccolo, alla campagna elettorale, ascoltando ed esprimendo opinioni, ed ho deciso che il mio voto andrà alla lista Di Pietro.
A non andare a votare non ci riesco proprio, per ora...

Punti di vista...