16 gennaio 2008

Vincere contro Ratzinger? Si può

La decisione del Papa di non partecipare più all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza è la dimostrazione che opporsi è ancora possibile, che si può affermare la laicità dello Stato e delle sue istituzioni (l’università è una di queste) persino in Italia. È un buon passo avanti. La vittoria di questo principio democratico sull’intransigenza papalina è il risultato di una protesta civile, allegra e profondamente giusta, che ha visto in prima linea studenti, professori e alcuni gruppi, tra cui Facciamo Breccia che, spiazzando tutti, ha già svolto ieri nell’ateneo romano una mini layca frocessione (“frocessione, non processione!”). A questo proposito, vorrei ricordare a chi è a Roma o intende andarci domani, che il programma della contro-inaugurazione è comunque confermato. Dopo anni di angherie, si ricomincia ad alzare la testa.
Lo spettacolo offerto anche in questo frangente da quasi tutto il nostro poverissimo arco che un tempo fu costituzionale (fino alla Sinistra Democratica del Ministro dell’Università Fabio Mussi), fa rabbrividire per arroganza ed iposcrisia. Mi accingevo a scrivere qualche riga proprio sulle reazioni della nostra ridicola ma ancora pericolosa classe politica, quando mi sono imbattuto in questo post di Elfo Bruno che condivido in pieno e che vi invito a leggere. Colpisce, anche se ormai ci siamo abituati, che le più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica in testa), sentano il bisogno di solidarizzare con un potentissimo capo religioso, parlando di “inammissibile intolleranza”. Se non fosse che l’Italia è diventata, a tutti gli effetti, un protettorato vaticano, bisognerebbe chiederne le dimissioni.
Invece di evocare un improbabile attentato alla libertà di parola (nessuno, in Italia, si è mai nemmeno sognato di negare al clero la possibilità di esprimersi), sarebbe stato più opportuno (ma certamente meno consono a certi calcoli elettorali) sottolineare che quella organizzata a Ratzinger era una più che legittima contestazione. Che non si trattasse di un tentativo di violenza nei suoi confronti lo si desume da una notizia sulla quale pochi si sono soffermati, comparsa alle 17,49 di ieri su la Repubblica: “Dalla riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che si era riunito oggi in vista della visita del papa alla Sapienza, non sarebbero emersi problemi legati alla sicurezza. Secondo quanto si è appreso, al comitato avrebbero partecipato anche rappresentanti della gendarmeria vaticana, soddisfatti per il dispositivo di sicurezza approntato per la visita”. Il quotidiano proseguiva, appena tre minuti dopo: “La visita del papa alla Sapienza sarebbe stata annullata, per motivi di opportunità legati più che altro all’effetto che avrebbe potuto avere una contestazione verso il Santo padre, ripresa dalle telecamere e che avrebbe fatto rapidamente il giro del mondo. È questo quanto riferito da alcune fonti che hanno preso parte questa mattina al comitato provinciale per la sicurezza”. Le immagini di Ratzinger sbeffeggiato per le sue posizioni oltranziste e oscurantiste per esempio in materia di autodeterminazione delle donne e di tutti gli individui nella loro sessualità? Per l’ingerenza vaticana negli affari di un altro Stato libero e sovrano? Nonostante il suo furbesco atteggiarsi a vittima e tutta l’altissima “autorità morale” che la sinistra incessantemente gli attribuisce, il Papa appare adesso così superbo e arrogante da non saper nemmeno incassare la contestazione di quelli che Gasparri ha definito quattro “tossici”: segno che forse i contestatori qualche ragione ce l’avevano davvero.
I media asserviti al potere si associano alla lagna dei politici, e oggi ci dicono che ci siamo persi una grande occasione di confronto con l’ometto delle babbucce Prada (come se il Papa si presentasse alla Sapienza per un dotto dibattito). È l’attacco antilaico forse più risibile. Per essere spazzato via basterebbe aprire un qualsiasi giornale o accendere un qualsiasi canale televisivo e constatare quanto le parole del pontefice siano quotidianamente megafonate, analizzate, commentate fino alla nausea. Ci si chiede, del resto, in quale altro angolo d’Europa il direttore del più importante telegiornale della tv di Stato deve essere una persona gradita al Vaticano. E quale spazio meritino all’estero le esternazioni papaline: quasi zero.
Il principio è semplice, nonostante molti facciano finta di non capirlo: il Papa parli dal suo balcone alle anime dei credenti (e se non riesce a conquistarle, affari suoi), lo Stato parli ai cittadini, tramite leggi che garantiscano che il principio di uguaglianza sia applicato nei fatti e non solo a parole e l’Università costruisca laicamente il sapere. Per fare tutto questo, nessun bisogno di un Ratzinger che pontifichi alla Sapienza.

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2 commenti:

Los 3novios ha detto...

Concordo su tutto quanto scrivi, occorre ridimensionare l'accaduto: ad un invito poco sensato e fuori luogo è scattata naturale la protesta di molti. Nessun dramma se "per ragioni di opportunità" il papa rinuncia al pulpito gratuitamente offertogli (come scrivi giustamente il suo pensiero è imposto in ogni dove, complice i media).Il guaio è che i machiavellici gerarchi vaticani hanno intuito di poter ora pretendere "in riparazione" dai servili politici italiani molto più di quanto questi offrano abitualmente al vero "principe" del Paese. Speriamo che quanto successo a La sapienza sia l'inizio di un nuovo modo di partecipare alla vita politica del Paese: abbiamo già ingoiato troppi bocconi indigesti in silenzio!

Anonimo ha detto...

Innanzitutto: perchè un invito "poco sensato"? Chiamare il Papa a parlare all'inaugurazione è come chiamare un qualsiasi altro capo di Stato, solo che se fosse venuto, chesso, Zapatero, invece di protestare dicendo "Che ci fa qui? Non vogliamo INGERENZE della Spagna nelle nostre università", avremmo avuto cortei a favore di Zapatero, per le sue vedute aperte, perchè fa sposare i gay bla bla bla. E allora, perchè il Capo dello Stato della Città del Vaticano non può presenziare a un'inaugurazione? Il problema è che la gente pensa che se c'è il Papa, allora, l'Università è "sotto il controllo" della Chiesa Cattolica. Sì, infatti, si vede, guarda quanti bei Cattolici sforna La Sapienza. Dunque, perchè invitare il Papa è giusto? Semplicemente perchè Joseph Ratzinger è sì il Papa, ma prima di questo era stato, ed è tutt'ora, una persona assolutamente coltissima. E perchè non chiamare a parlare in un'Università una persona che ha una cultura probabilmente superiore a molti dei 67 professori che hanno fatto partire la protesta? Un'ultima cosa: cosa vuol dire che "il suo pensiero è IMPOSTO in ogni dove"?? Cosa vuol dire? Che all'ingresso di scuola se non hai la crocettina al collo non fai lezione? Che al supermercato chi è buddhista paga di più? Che in discoteca entra solo chi sa il Cantico di Zaccaria a memeoria??? Pensiamo ai termini, prima di usarli, per favore; perchè se c'è una cosa che i media non fanno, è imporre il pensiero Cristiano. Trovatemi pù di 2 programmi che parlino veramente di ideologie Cattoliche, nel palinsesto; invece, contate tutti i programmi che si discostano dalla morale della Chiesa, e che propongono questi modelli come "fighi", "giusti", "alla moda". Questo è imporre un ideologia. Fare il lavaggio del cervello alle persone, bombardandole di falsi modelli. E al Papa, è dedicato un servizio per telegiornale, se dice qualcosa di eclatante nell'Angelus. Altrimenti, è troppo poco interessante, e ovviamente viene snobbato. Bene, ho finito. Scusate se ho occupato tanto spazio, e se vi ho tediato.