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25 settembre 2007

"Non ci sono gay in Iran": li hanno già uccisi tutti?

Stanno facendo il giro del mondo in queste ore, soprattutto in internet, le dichiarazioni che il presidente iraniano Ahmadinejad ha rilasciato durante un dibattito alla Columbia University di New York: “In Iran non ci sono omosessuali come da voi” – ha affermato rispondendo alla domanda di uno studente – “Non abbiamo questo fenomeno, non so chi vi abbia detto che esiste da noi”. Come ha scritto anche Anelli (http://anellidifumo.ilcannocchiale.it), le risate fragorose che si sono levate dal pubblico sottolineano meglio di qualsiasi commento l’ipocrisia di Ahmadinejad, il quale, con la sua risposta, ha accuratamente evitato di affrontare la questione delle condanne a morte comminate agli omosessuali nel suo paese. Anche se molte esecuzioni avvengono ufficialmente per violenza carnale, in realtà è l’omosessualità il vero motivo della condanna. “Essere donna non è un crimine” – ha aggiunto poi Ahmadinejad, magnanimo, a proposito della condizione femminile in Iran – “le donne sono le migliori creature di Dio”.
Secondo Mathieu Szeradzki di Rue89 (http://rue89.com), che alle dichiarazioni del presidente iraniano ha dedicato un pezzo, “certe rappresentanze diplomatiche, in particolare quelle scandinave e quella italiana, sono di grande aiuto alla comunità omosessuale iraniana. Esse agiscono come possono, facendo pressione sul governo iraniano perché quest’ultimo faccia qualche concessione”.
E contro quelli che prenderanno a pretesto anche queste parole di Ahmadinejad per giustificare un eventuale intervento armato in Iran, ricordo come si espressero i redattori della rivista glbt clandestina MAHA in un comunicato (http://querelles.blogspot.com/2006/09/un-messaggio-dalliran.html) risalente a più di un anno fa: “Esprimiamo la nostra più forte opposizione a ogni intervento o azione militare contro il nostro amato paese, l’Iran. Non aiuterà la battaglia democratica qui ma rafforzerà soltanto la posizione dei capi religiosi conservatori. La guerra metterà fine alle possibilità di riforma. Le autorità userebbero il pretesto della ‘sicurezza nazionale’ per sopprimere ogni dibattito e ogni dissenso, compreso il lavoro delle persone LGBT iraniane”. Prima di decidere in nome di quelli che, quando ci torna utile, amiamo chiamare oppressi, li si ascolti.

[P.S. Mi scuso per i link inseriti tra parentesi, non riuscivo a fare diversamente caricando il video da Youtube].

1 commento:

Anonimo ha detto...

L'idea che l'omosessualità sia estranea ad una "società islamica" è tristemente diffusa anche in molte zone del mondo arabo. Rappresenta una sorta di negazione schizofrenica di ciò che, in realtà, è una specie di evidenza sociale.

E' assai importante, comunque, notare quel che dici in chiusura. L'opposizione iraniana esiste ed è cospicua, tanto che lo stesso governo Khatami ne riassunse ed espresse alcune istanze, maggioritarie nella società ma minoritarie presso l'establishment. A tutt'oggi, tutti i tentativi di "forzare la mano" alla politica iraniana, così come le manifestazioni troppo esplicite e vigorose di "appoggio esterno" alle forze di opposizione, si sono risolti nella legittimazione di nuove campagne repressive da parte del regime clericale.

Solidarietà alla comunità omosessuale iraniana, comunque. Qualcuno diceva che sarà una risata a cambiare il mondo; chissà che non fosse quella dell'altra sera dinanzi ad un violento mentitore.
Pace su di voi.