08 dicembre 2006

Ombrelli o arcobaleni?

Oggi a Parigi il barometro segna tempesta. Questa mattina sono uscito prestissimo, quando il sole non era ancora sorto, sotto una pioggia battente. Il vento soffierà a centodieci chilometri all’ora – ci hanno allertato i bollettini meteorologici. Si preannuncia un pomeriggio durante il quale sarebbe opportuno barricarsi in casa e mettersi sotto le coperte. Ovviamente non potrò farlo, se non altro perché ho appuntamento dal medico, la cui sentenza già prevedo: mi dirà che ho le tonsille infiammate e mi prescriverà i medicinali del caso.
In ogni caso, questa mattina ho collegato il maltempo che imperversa qui con un altro avvenimento, accaduto ieri. SacherFire raccontava in un suo post di aver visto l’arcobaleno. Quando? Verso le 16. Addirittura “il più bell’arcobaleno” che avesse mai osservato. E a me è venuto in mente che è proprio intorno alle quattro del pomeriggio, più precisamente alle 15,52, che l’ANSA ha battuto una notizia attesa da quasi un decennio, questa: “Entro gennaio norme sulle unioni di fatto”. Che i due avvenimenti siano collegati? Che l’arcobaleno sia apparso a SacherFire come un gaio segno premonitore o rivelatore di quanto stava accadendo qualche chilometro più a sud, nella capitale?
Per qualche attimo l’ho creduto, ma ora non ne sono più così sicuro. Intanto, va rilevato che quello approvato ieri è un ordine del giorno, cioè un documento votato dal Senato che impegna il Governo a presentare un disegno di legge sulle unioni civili entro il 31 gennaio 2007. Il problema è che quell’ordine del giorno nasce in seguito al ritiro di un emendamento alla legge finanziaria che avrebbe esteso anche ai conviventi i benefici in materia di successioni concessi alle coppie sposate. Si tratta dunque di un compromesso che è servito ad evitare che a una discussione sui PaCS si arrivasse immediatamente. Sappiamo bene che gli ordini del giorno possono essere anche disattesi dal Governo e che in ogni caso il contenuto di quel disegno di legge non è precisato dal documento. “Non osiamo pensare” – ha dichiarato ieri Franco Grillini, deputato dei DS e presidente onorario di Arcigay – “cosa potrà essere un ddl del Governo costretto a passare sotto le forche caudine degli implacabili ‘teodem’”. Appunto.
Leggo oggi su Repubblica che “il Professore ha escluso (e il programma dell'Unione non prevede) che ci siano anche in Italia veri e propri Pacs”. Non è dato sapere se, quando in Italia si parla di PaCS, ci si riferisca proprio ai contratti di solidarietà francesi, ma sarebbe bene chiarire, una volta per tutte, ciò che questi proprio non prevedono e cioè: la reversibilità della pensione e la successione automatica nella proprietà dei beni posseduti dal partner, in caso di decesso di quest’ultimo. Che cosa resterebbe, dunque, se si volesse approvare una normativa ancor più esigua, in materia di diritti, rispetto a quella in vigore in Francia? Poco più di un pugno di mosche, temo.
Ecco perché mi sembra che la battaglia sui PaCS, in Italia, sia appena cominciata. Proprio per questo non comprendo bene Sergio Lo Giudice, presidente di Arcigay, quando, in un comunicato peraltro molto duro sul ritiro del famoso emendamento, scrive: “confidiamo che la ministra per le Pari opportunità Barbara Pollastrini, a cui d’intesa con la ministra per la Famiglia Rosy Bindi è stato delegato questo compito [di redigere il ddl, n.d.a.], saprà avanzare una proposta adeguata a rispondere alla richiesta pressante che si leva dal paese reale”. Nient’altro? Che so, un’ampia discussione nel movimento e poi la mobilitazione di tutte le forze che si possono riunire intorno a questa battaglia? No: ci affidiamo, come al solito, alla classe politica, aggrappandoci all’unica cosa che sia stata in grado di partorire sino adesso e cioè sette righine di programma che più striminzite di così si crepa, e i veti della Margherita. Tanti auguri.
Insomma, se, come ha scritto ieri SacherFire, “nessuno si è accorto dell’arcobaleno”, non sarà un caso. In effetti io da qui vedo solo vento e pioggia. Prepariamo gli ombrelli.

3 commenti:

Teo ha detto...

Bel post, ci piace! :-)

L'Unione non farà i PACS nel senso che la normativa in preparazione prevederà semplicemente l'attribuzione di diritti al convinvente, anche dello stesso sesso, senza possibilità di stipulare alcun contratto. Sarà la solita legge all'italiana: paternalistica e complicatissima...

SacherFire ha detto...

Avevo commentato da me, visto che qui non compariva più l'immagine coi caratteri di verifica. Ora è (miracolo!) ricomparsa :)

Di segni premonitori in vita mia non ricordo di averne mai ricevuti, da chi poi non saprei...
Comunque, mai pensato che è necessario il brutto tempo perché ci sia l'arcobaleno?
Merci per la citazione :)

Giuseppe ha detto...

Ma quanto è interessante leggere i tuoi post, bravo bravo. Non ho altro da aggiungere a quanto scrivi. Purtroppo è tutto preciso e ben chiarito con grande rammarico ahimè, perchè, sinceramente, vorrei ti sbagliassi. Temo non si possa fare affidamento ai segni del tempo per avere una normativa civile in un paese non molto civile su questi temi.