27 settembre 2006

Sipario su Nouchet

Ieri la procura della Repubblica di Béthune, nel dipartimento Nord-Pas-de-Calais, ha archiviato il caso di Sébastien Nouchet. Trasformato in torcia umana nel giardino di casa sua, era finito in coma all’ospedale con delle ustioni di terzo grado. Sopravvissuto per miracolo, aveva affermato di essere stato aggredito da tre uomini che lo avrebbero cosparso di benzina e avrebbero poi appiccato il fuoco. Il movente: l’omofobia. Nouchet e il suo compagno avevano già subito in passato alcune aggressioni e diversi atti vandalici nella loro casa. Quel giorno, però, il gesto era sembrato il più grave di tutti, un tentato omicidio. Era il 16 gennaio 2004 a Nœux-les-Mines, dodicimila anime nell’estremo nord della Francia.
Le associazioni glbt si mobilitano allora massicciamente, le manifestazioni più grosse si svolgono a Lille, a Lyon e nella capitale, per chiedere il riconoscimento del principio d’uguaglianza e misure decisive contro l’omofobia da parte del governo. Mentre il presidente Chirac, “profondamente indignato”, invia una lettera al compagno di Nouchet, comincia il lungo cammino legislativo che porterà, nel dicembre di quell’anno, ad approvare la legge che punisce le affermazioni omofobe.
Nel frattempo parte l’inchiesta, durante la quale l’associazione SOS Homophobie si costituisce parte civile. Nouchet crede di riconoscere in Yannick Cornuel uno degli aggressori. In effetti l’uomo ha già un precedente, e di peso: ha scontato sei mesi di carcere per aver usato violenza, nel 2002, contro lo stesso Nouchet e il suo compagno. Cornuel verrà però rilasciato per assenza di prove, mentre un altro presunto aggressore ha un alibi inconfutabile: quel 16 gennaio si trovava, infatti, in carcere.
L’atteso epilogo è giunto ieri, con l’archiviazione del caso perché non si è riuscito a raccogliere, durante l’istruttoria, un numero sufficiente di “circostanze probanti”. E una parte della destra, quella che ha visto di cattivo occhio l’approvazione della legge contro l’omofobia, agita ancora una volta i vecchi dubbi sulla sincerità di Nouchet: già nel maggio 2005 il settimanale L’Express, in un dossier dal titolo “L’enigma Nouchet”, aveva ricordato, tra le altre cose, i suoi 19 tentativi di suicidio o il fatto che in passato piccoli incendi dolosi fossero scoppiati nelle vicinanze dell’abitazione che Nouchet e il suo compagno occupavano prima di trasferirsi a Nœux-les-Mines.
Indizi molto labili per poterne dedurre la malafede della vittima. “Gli si fa pagare la sua vecchia depressione, mentre non si tiene in nessun conto il passato omofobo di Cornuel!”, aveva dichiarato in quell’occasione l’avvocato di SOS Homophobie, Caroline Mécary. Ora – afferma – il non luogo a procedere “era prevedibile, vista la mancanza di elementi materiali. [...] Bisognerebbe chiedersi se ci si è dati tutti i mezzi per riunirle, queste prove”. Qualche grave mancanza dell’inchiesta è in effetti emersa: gli inquirenti, ad esempio, subito dopo il crimine, non hanno isolato il luogo dove questo è avvenuto, per poter analizzare tutti gli indizi che vi si fossero trovati. Inoltre, tre mesi sono stati fatti passare dopo che Nouchet aveva riconosciuto in alcune fotografie le immagini dei suoi presunti aggressori, prima di cominciare le intercettazioni telefoniche nei loro confronti. Com’era ovvio attendersi, queste non hanno prodotto alcun risultato apprezzabile.
Secondo l’avvocato Mécary, Sébastien Nouchet, che si è rinchiuso in questi giorni in un totale riserbo, sta vivendo quest’archiviazione “come una negazione della sua storia”. Come dargli torto?

Fonti: L'Express, Têtu.

1 commento:

Matteo ha detto...

Non conoscevo questa storia. Interessante, però. Dimostra come i pregiudizi siano duri a morire e come l'ignoranza conduca a confondere la vittima col carnefice, l'indifeso con l'aggressore.

Un saluto da oltreoceano.