04 settembre 2006

Omofobia: Delanoë Papa subito!

Giornata di esaltazione dell’omofobia e della repressione ieri a Parigi. La cerimonia organizzata dal comune per intitolare a Giovanni Paolo II la piazza antistante la chiesa di Notre-Dame, è stata duramente contestata da alcune associazioni gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Circa ottanta le persone fermate.
Il punto di partenza di questa triste vicenda è la proposta, presentata al consiglio comunale del 12 luglio scorso dal gruppo dell’UMP (partito di destra, attualmente all’opposizione), di dedicare la piazza che si trova davanti alla celebre cattedrale parigina al predecessore di Papa Ratzi. Verdi, comunisti e altri due partiti della maggioranza (MRC e PRG) si sono immediatamente dichiarati contrari.
Durante il dibattito, infatti, più di un consigliere ha ricordato le molte ombre del pontificato di Giovanni Paolo II: la vicinanza sua e di alcuni suoi collaboratori alle dittature di destra come quella di Pinochet, la beatificazione di antisemiti (Kolb), di nazisti (Degrelle), del cardinale milanese Schuster che aveva appoggiato la guerra coloniale mussoliniana contro l’Etiopia o di sostenitori della dittatura franchista come Escrivà De Balaguer. Per non parlare poi delle sue posizioni contro l’omosessualità, l’aborto, la contraccezione e l’uso del preservativo come forma di prevenzione dell’Aids.
Tuttavia è stato proprio il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, socialista e gay, a pronunciarsi favorevolmente alla richiesta dell’UMP e a far approvare così, con un’alleanza inedita tra socialisti e destra, una delibera sulla questione. Nella sua scelta, evidentemente, più della contraddizione tra il suo stile di vita e le prediche papali, ha contato una certa attenzione verso gli umori del mondo cattolico, in vista delle prossime elezioni comunali previste per il 2007.
Ieri pomeriggio, dunque, sul Parvis di Notre-Dame si sono date appuntamento alcune autorità politiche e religiose, nonché tremila cittadini e altrettanti poliziotti, ligi, questi ultimi, nella verifica di tutto ciò che potesse contenere materiale sovversivo: borsette, zaini, ma anche semplici giornali.
La cerimonia è stata preceduta da una manifestazione di protesta indetta dai verdi e da alcune associazioni glbt come le Panthères Roses e ActUp. Nel loro duro comunicato i manifestanti hanno ricordato il ruolo di Giovanni Paolo II nel consolidamento di “sessismo, misoginia, omofobia, lesbofobia e transfobia”. Perché il messaggio potesse arrivare direttamente a Delanoë, alcuni di loro, una cinquantina, hanno tentato di avvicinarsi il più possibile al luogo dove alle 15 sarebbe cominciata la cerimonia. Sono stati identificati dalla polizia e portati al commissariato, ancor prima che potessero mettere piede nella piazza.
Una decina di Pantere Rosa sono invece riuscite a eludere i controlli della polizia e a mescolarsi al pubblico che ascoltava il discorso del sindaco. E alle 15 e 30 lo hanno interrotto, scandendo per breve tempo i loro slogan (“Parigi protegge l’omofobia, Parigi protegge il Vaticano”). Sono stati immediatamente trascinati lontano dalla piazza dalle forze dell’ordine e arrestati. Riprendendo a parlare dal palco delle autorità, Delanoë ha reagito affermando: “Questo omaggio ha forse urtato alcune sensibilità, ma la laicità, la separazione tra Stato e Chiesa, alle quali sono profondamente attaccato, non implicano per niente l’ignoranza reciproca”. Cosa abbia voluto dire esattamente, non si sa.
Tutte le persone fermate ieri sono state rilasciate in serata, verso le 19 e 30. Resta la constatazione amara di quanto sia difficile manifestare oggi, nella capitale della laicissima Francia, il proprio dissenso all’esaltazione di un personaggio che – come ricordano i gruppi glbt – è stato il simbolo, “per molte e molti di noi, di malattia, morte, discriminazione e disuguaglianza”. “Che la gerarchia cattolica si ostini a condannare l’uso del preservativo,” – sostiene ActUp in un comunicato diffuso nella serata di ieri – “che menzogne e dogmi facciano precipitare i suoi adepti nella vergogna, nella sofferenza e nella morte, è una cosa. Altra cosa è che un rappresentante dello stato, apparentemente progressista e per di più bersaglio egli stesso di affermazioni discriminatorie, insozzi la propria città con targhe in onore di assassini”.

Foto: Staou.

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