21 marzo 2008

Ma dove va la Francia?

È la domanda che, ironicamente, si è posta l’associazione Act Up-Paris all’indomani della sconfitta, alle elezioni amministrative, di Christian Vanneste: il candidato sindaco di Tourcoing, deputato dell’UMP di Sarkozy, è stato battuto fin dal primo turno, il 9 marzo scorso, dal suo rivale socialista. Vanneste, condannato in primo e in secondo grado per omofobia, aveva dichiarato che “l’omosessualità è inferiore all’eterosessualità” e “costituisce un pericolo per la sopravvivenza della specie”. “Con la sconfitta di Christian Vanneste” - dichiarano ad Act Up-Paris nel loro comunicato - “la Francia compie un ulteriore passo verso la deriva. Quella Francia fatta di uomini eterosessuali bianchi, che pagano troppe tasse [...]. Quella Francia che rifiuta che si chiami omofobia la lotta contro la comunità, o razzismo la lotta per la salvaguardia dell’identità nazionale. Quella Francia che non ha niente da rimproverare ai froci, alle lesbiche e ai travestiti, finché questi esseri inferiori si fanno violentare o muoiono in silenzio. Quella Francia” - prosegue il comunicato - “è minacciata da ogni parte [...]. Questo stesso fine settimana, la Spagna ha aggravato questo clima di disperazione, dando la vittoria agli alleati della comunità degli invertiti maledetti da Dio, malgrado gli ammonimenti della Santa Chiesa Cattolica. [...] Act Up-Paris rivolge un pensiero, uno solo, ai nuovi esclusi. E poi passiamo ad altro”.

Il massimo rappresentante di quella Francia uscita sconfitta dalle urne, non sembra tuttavia pronto a lasciare la presa: “Uomo e donna li creò” (“Homme et femme, Il les créa”, AES), una raccolta di saggi - tra i quali figurano anche quello di Vanneste e quello di Tony Anatrella, monsignore e “psicoterapeuta”, per il quale gli omosessuali sono affetti da “narcisismo” e da una “profonda immaturità” - ha fatto il giro... delle scuole. Sì, perché questo testo, che difficilmente scalerà le vette dei best seller nelle librerie, è stato inviato ai centri di documentazione di alcuni licei francesi, affinché possa trovare posto tra i volumi consultabili da docenti e studenti. 

Che cosa si sostiene in questa raccolta? Lo si può intuire facilmente leggendo la presentazione scritta dall’editore: “La nostra società ha smarrito i suoi riferimenti. La liberazione della donna non ha eliminato il dramma dell’aborto. Gli omosessuali rivendicano un matrimonio che le coppie hanno abbandonato. [...] La crisi d’identità sessuale non minaccia la famiglia? Certi affermano che la differenza tra uomo e donna sarebbe di tipo culturale. Davvero abbiamo inventato noi questa differenza? Bisogna perciò cancellarla? Bisogna davvero dare la stessa educazione alle ragazze e ai ragazzi?”. Le reazioni all’invio di questo materiale alle scuole non si è fatta attendere. Tra esse, quella del portavoce dell’Inter-LGBT, Alain Piriou: “Che queste persone difendano le loro idee, per nauseanti che siano, è un loro diritto, finché non si tratta di ingiurie o di incitamenti all’odio. Ma da qui ad accettare che la loro crociata entri nei licei, ce ne corre. La scuola” - conclude Piriou - “deve poter discutere di tutto, ma sicuramente non può lasciarsi infiltrare da una propaganda politica che rivela un proselitismo religioso”.

Nel frattempo, i segnali che giungono dalla maggioranza di destra e dallo stesso presidente della Repubblica, dopo la débâcle di domenica scorsa, sono per lo meno contrastanti. Dal cilindro del rimpasto governativo è uscito il nome di Nadine Morano, la nuova sottosegretaria del ministro del Lavoro, con delega per la famiglia. Nonostante la sua appartenenza all’UMP, le sue posizioni favorevoli all’apertura del matrimonio e dell’adozione anche a gay e lesbiche, sono note da tempo. Nel 2006 aveva aspramente criticato le conclusioni di una missione parlamentare sulla famiglia (il cosiddetto “rapporto Pécresse”, dal nome della deputata relatrice dell’UMP), che non si pronunciava sull’omogenitorialità. “Ipocrita”, lo aveva bollato Nadine Morano. In seguito, ha preso di mira le proposte della destra sulle questioni glbt, giudicandole poco adatte “alla realtà multiforme delle famiglie francesi”. Non è un caso che la sua nomina a sottosegretario sia stata fortemente stigmatizzata da Jean-Marie Le Pen, leader del partito di estrema destra Front National. Ogni seppur lieve entusiasmo è stato tuttavia spento dalla stessa Morano, che in un’intervista all’emittente radiofonica RTL ha dichiarato che le sue sono opinioni personali e che deve “applicare il progetto presidenziale”, notoriamente contrario al matrimonio e all’adozione per le coppie composte da gay o lesbiche.

Anche la sua collega Fadela Amara, ex leader dell’associazione di donne “Ni putes, ni soumises” (“Né puttane, né sottomesse”), ora cooptata nel governo di François Fillon con il ruolo di sottosegretario per la politica urbana, in un’intervista al magazine glbt “Têtu”, si è detta “favorevole all’adozione per le coppie omosessuali e anche al matrimonio omosessuale”. Amara si augura, inoltre, che “nasca un movimento gay nelle periferie”, dove, “quando le loro preferenze sono note, gli e le omosessuali subiscono di tutto, comprese le spedizioni punitive”. Peccato che tanto ardore non si sia manifestato anche nel piano “Espoir banlieues” (“Speranza nelle periferie”), redatto solo un mese fa dalla sua ministra, l’ultracattolica Christine Boutin: sulla lotta contro l’omofobia, infatti, in quel documento, neanche un rigo. A proposito di Fadela Amara, il portavoce dell’Inter-LGBT Alain Piriou ha dichiarato: “L’ho incontrata una sola volta, dietro mia richiesta. Ho scoperto una persona che non ascoltava, piena di certezze, settaria, che vedeva nemici ovunque e non aveva niente di concreto da proporre. L’ho ricontattata per chiederle sostegno sulla legge contro le affermazioni sessiste e omofobe, ma non ha mai voluto impegnarsi su questo”.

Infine, buon ultimo in questo agitare specchietti per le allodole, è apparso ieri anche Jean-Marie Colombani. In un’intervista al quotidiano gratuito “20 minutes”, l’ex direttore di “Le Monde”, ora relatore di un rapporto sull’adozione richiesto da Nicolas Sarkozy, ha dichiarato che bisogna “mettere fine all’ipocrisia che permette l’adozione a una coppia sposata, ma non a una coppia pacsata; e che permette a chi è single di adottare, purché non si dichiari omosessuale”. Benissimo. Come mai, però, questi bei propositi non compaiono nel rapporto consegnato al presidente? “Non è l’oggetto della missione che mi è stata affidata”, risponde furbescamente Colombani.

Allora, dove va la Francia, in tutto questo sventolio di dichiarazioni vuote e di documenti altrettanto inconcludenti? In tema di diritti per le persone glbt, credo, da nessuna parte.


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2 commenti:

Fabio ha detto...

bell'articolo, complimenti.
posso rubartelo (ovviamente senza citarti)?

Fabio

Gabriele ha detto...

Grrrrr... :-)