12 marzo 2008

Amministrative francesi: l’omofobia non passa

Domenica prossima si svolgeranno i ballottaggi delle elezioni amministrative francesi. Ecco un bilancio provvisorio.
La destra perde il primo turno e alle comunali si attesta, secondo i dati forniti dal ministero dell’interno francese, al 45,5% dei voti. La sinistra sarebbe invece quasi al 48%. Il centro (rappresentato dal MoDem di François Bayrou) è intorno al 3% dei consensi. La differenza tra destra e sinistra è più accentuata nei risultati delle cantonali (il 47,5% contro il 41,5%).
Per quanto riguarda le principali città, Alain Juppé (UMP, ex primo ministro della destra) si aggiudica Bordeaux fin dal primo turno, mentre a Lione passano subito i socialisti. Marsiglia voterà per il ballottaggio domenica prossima, con l’UMP leggermente in testa rispetto al PS. A Lille l’ex ministra del lavoro del governo Jospin, la socialista Martine Aubry, dovrà affrontare il secondo turno, ma è in vantaggio sul rivale dell’UMP, così come il PS si trova in testa a Montpellier. A Tolosa, invece, è la destra ad aver raccolto la maggioranza dei consensi, anche se supera di poco il PS. L’impressione generale è che, nel quadro di una incontestabile rimonta della sinistra, la destra abbia perso meno di quel che ci si aspettava, almeno per ora. Una buona affermazione l’hanno ottenuta i comunisti del PCF, che dopo la disfatta delle presidenziali del 2007 (1,93%), hanno riconquistato delle città perse nel 2001, hanno mantenuto quelle che già governavano, e si trovano in buona posizione nei ballottaggi di domenica prossima. Anche la Ligue Communiste Révolutionnaire (LCR) di Olivier Besancenot, che ha presentato le sue liste “100% à gauche” (“100% a sinistra”), registra dei buoni risultati che oscillano tra il 15,2% a Quimperlé e l’8,9% a Brest.
Simbolicamente essenziale per il movimento gay lesbico bisessuale e transessuale, oltre che politicamente rilevantissima, la vittoria del sindaco uscente di Parigi, Bertrand Delanoë, socialista: 41,6% contro il misero 27,9% della rivale dell’UMP, Françoise de Panafieu che, per mettere un po’ di sale al finale della sua campagna, non ha trovato di meglio che dargli del “brocco”. La destra ha attaccato Delanoë prima per la sua presenza al pride (“come se un sindaco si mettesse alla testa di una sfilata di carnevale”), poi per presunte faraoniche sovvenzioni ai gruppi glbt, che in realtà, come si è facilmente dimostrato, non hanno mai superato lo 0,2% degli emolumenti destinati ogni anno alle associazioni cittadine. L’omofobia, insomma, anche quella maldestramente dissimulata, a Parigi non paga e Delanoë, che ha fuso le proprie liste con quelle dei Verdi per il secondo turno, rifiutando così l’appoggio della formazione centrista MoDem, sarà con tutta probabilità rieletto domenica prossima per il suo secondo mandato.
E, a proposito di omofobia (questa volta fieramente esibita), c’è da registrare anche la disfatta a Tourcoing del candidato dell’UMP Christian Vanneste, già condannato in primo e in secondo grado per aver affermato che “l’eterosessualità è superiore all’omosessualità” e che “gli omosessuali costituiscono un pericolo per la sopravvivenza della specie”. La cittadinanza di Tourcoing lo ha severamente punito: il 53,58% ha scelto di essere rappresentato dal socialista Michel-François Delannoy, eletto così al primo turno. Persino l’associazione GayLib, vicina all’UMP, in un comunicato ha dichiarato la propria “amarezza”, constatando “che la nostra famiglia politica, portatrice di valori universali di libertà, uguaglianza e fraternità, si è sbagliata due volte. Prima investendo su un candidato che non rispetta i valori democratici, poi credendo che un simile candidato avrebbe potuto portarla alla vittoria”.
Riconfermato fin da domenica scorsa anche il sindaco di Bègles (ventiduemila abitanti, nel sud ovest della Francia), il verde Noël Mamère, che inizia così il suo quarto mandato consecutivo. È proprio nel suo municipio che, qualche anno fa, Mamère ha celebrato l’unico matrimonio civile di una coppia di gay che la Francia abbia mai conosciuto, poi immediatamente annullato dall’amministrazione centrale, in assenza di una legge in materia. La copertura mediatica del caso è servita a provocare, quanto meno, delle prese di posizione nette da parte dei vari partiti sulla possibilità di estendere il diritto al matrimonio e all’adozione, anche in Francia, alle coppie formate da perone dello stesso sesso.
Infine, c’è da registrare il caso di Puteaux, cittadina dell’immediata periferia parigina, dove il blogger gay Christophe Grébert capeggiava una lista civica che ha ottenuto il 22,3% dei voti e ha costretto la destra al ballottaggio.

Fonti: Le Monde, Ministère de l’Itérieur, de l’Outre-Mer et des Collectivités territoriales, Têtu.
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